Zimbabwe: il colonialismo rapace, ma “amico”, della Cina

Comincia oggi la visita di 2 giorni del ministro cinese degli Esteri Yang Jiechi nello Zimbabwe, Paese colpito da sanzioni economiche e isolamento diplomatico degli Stati occidentali per il governo dittatoriale di Robert Mugabe. Pechino cerca di assicurarsi lo sfruttamento di un ricco giacimento di platino, superando le forti opposizioni politiche locali che la accusano di agire in modo fraudolento. Si prevede che Yang incontri il presidente Mugabe e importanti esponenti politici. Ma Pechino non ha rivelato il programma ufficiale, parlando in modo generico di “un ulteriore consolidamento dei legami e dell’amicizia tra i 2 popoli”. Tuttavia di recente è esplosa una grave polemica per la proposta cinese di aquisire per 3 miliardi di dollari lo sfruttamento dei giacimenti di platino di Chegutu (nonché per diritti su una miniera di diamanti ed esenzioni fiscali), estesi su un’area di 110 chilometri quadrati e stimati valere almeno 40 miliardi. I media hanno parlato di “frode” e hanno attribuito al ministro dello Zimbabwe alle Finanze, Tendai Biti, accuse contro Pechino di voler “portare via” la miniera, approfittandosi della situazione di bancarotta del Paese che ha grande bisogno di denaro per rivitalizzare l’economia. Il ministro non ha confermato né smentito, limitandosi a dire che “c’è una trattativa ancora in corso”. La Cina sostiene lo Zimbabwe da quando combatteva contro la Gran Bretagna per l’indipendenza e Pechino gli forniva armi e addestrava i soldati alla guerriglia. Di recente la Cina ha posto il veto contro sanzioni proposte al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite contro il dittatoriale governo di Mugabe, che ha portato il Paese alla fame. Per anni lo Zimbabwe ha avuto un’inflazione spaventosa, che ora è sotto controllo (una foto di alcuni anni fa: quando 3 uova costavano 100 miliardi di dollari locali). Le imprese cinesi sono coinvolte nei maggiori progetti dello Zimbabwe, come la costruzione di infrastrutture, edifici governativi e di un grande stadio sportivo. La China Development Bank sta studiando un finanziamento da 10 miliardi di dollari nei settori di miniere, agricoltura e infrastrutture. Esperti locali accusano la Cina di agire in modo colonialista, aiutando il governo ma senza curarsi delle necessità della popolazione. Pechino si è assicurata grandi risorse minerarie (diamanti, oro, carbone e cromo), come pure lo sfruttamento di ampie zone agricole e di industrie e sta acquistando un progressivo controllo economico del Paese. In cambio dei prestiti, la Cina ottiene importanti diritti di sfruttamento minerario o terriero ed esenzioni fiscali per le sue ditte. I finanziamenti servono poi, spesso, a realizzare infrastrutture che sono costruite da ditte cinesi con proprio personale. I commercianti cinesi sono emigrati nel Paese e lo hanno invaso con economici prodotti cinesi, che strangolano le produzioni locali. Nel 2010 Pechino vi ha esportato merci per 159 milioni di dollari. Takavafira Zhou, scienziato politico dell’Università Statale Masvingo, parla di “imperialismo cinese. Gli imprenditori cinesi stanno uccidendo le aziende locali, purtroppo con la benedizione dello Zanu-Pf” (il partito di Mugabe).

Fonte: Asia News, 10 febbraio 2011

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