Zhejiang, muoiono annegati 5 bambini, ma si teme traffico di minori

Le famiglie dei cinque accusano la polizia di negligenza e spiegano: “I tempi del decesso non corrispondono alle testimonianze, qualcuno mente”. Gli agenti parlano invece di disgrazia.
Si è conclusa con un verdetto di annegamento l’autopsia su cinque bambini, scoperti dopo quattro giorni dalla loro scomparsa nella provincia orientale del Zhejiang. Tuttavia, le famiglie non accettano l’esito dell’inchiesta e accusano: “I bambini sono morti dopo un tentativo di rapimento finito male”. In Cina è diffusa la piaga della sparizione dei bimbi, spesso vittime di trafficanti di organi o sensali di adozioni.
Secondo l’agenzia di stampa ufficiale Xinhua, i cinque ragazzi sono stati ritrovati in una pozza d’acqua lontana soltanto 500 metri dalla casa in cui si erano riuniti per celebrare le feste del Capodanno lunare. I bambini, figli di due fratelli, venivano dalla provincia del Gansu, dove lavorano i genitori.
Jin Xianshun, portavoce della polizia locale, sostiene che non sono state trovate tracce di interferenze esterne nel luogo del decesso dei bambini. Secondo la ricostruzione, qualcuno dei cinque sarebbe scivolato nella pozza e gli altri sarebbero morti nel tentativo di salvarlo. L’autopsia ha rilevato un enorme volume d’acqua nei polmoni e nel fegato delle vittime, segno che sono morti per annegamento.
Cai Xiuding, cugino di uno dei genitori, accusa: “L’indagine dimostra soltanto che sono morti per annegamento, ma non possiamo credere a un incidente. Anche perché, secondo i risultati dell’autopsia, i nostri cari sarebbero morti mezz’ora dopo aver lasciato la loro casa; eppure si sono recati in un villaggio distante un’ora di cammino, dove sono stati visti. Non so chi stia mentendo, in questa storia”.
Il commercio di bambini è una piaga della Cina moderna. Usati per espiantare organi o dati in affidamento a ricche famiglie sterili, i ragazzi cinesi spariscono con una frequenza allarmante. Tanto che persino il governo centrale ha aumentato le pene per chi commette reati collegati all’infanzia, arrivando a comminare la pena di morte.
Fonte: AsiaNews, 26 febbraio 2010

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