Xintang: per fermare la protesta, polizia ed esercito occupano la città

La polizia oggi pattuglia le strade e ha messo posti di blocco sulle vie principali di Xintang, nella città di Zhengcheng, ponendo per ora fine alla guerriglia urbana esplosa dal 10 giugno. Ma è una calma apparente, con decine di migliaia di migranti pronti a far esplodere di nuovo la protesta e la violenza. In un clima da legge marziale, a negozi e ristoranti è stato ordinato di chiudere presto. Ai residenti  è stato “raccomandato” di non uscire di notte e di non mettere online fotografie degli scontri. Ieri le autorità hanno convocato i dirigenti di 1.200 imprese della zona dicendo loro di “dedicare grande attenzione ai propri dipendenti”. Tutto è nato da un incidente banale: la sera del 10 giugno guardie di sicurezza hanno maltrattato e percosso Wang Lianmei, migrante incinta di 20 anni del Sichuan, che insieme al marito vendeva merci in modo ambulante di fronte a un supermercato. In poche ore decine di migliaia di migranti, soprattutto del Sichuan, sono scesi in strada, hanno assalito il municipio rompendo le finestre e dato fuoco alle auto della polizia. I giorni successivi la violenza è divampata con forza ancora maggiore e i migranti hanno assalito non soltanto polizia e uffici pubblici ma anche le auto di privati e le vetrine dei negozi. Secondo dati ufficiali sono stati arrestati 25 migranti, ma fonti locali riferiscono all’agenzia Radio Free Asia che gli arrestati sono centinaia. Pare che ieri i dimostranti chiedessero la liberazione dei migranti arrestati e la punizione delle guardie di sicurezza che avevano colpito la giovane migrante: invece sono arrivati circa 2.700 soldati con veicoli blindati e gas lacrimogeno, hanno bloccato tutte le principali strade. In video caricati su internet si sente sparare. Oggi l’agenzia Xinhua e altri media statali dicono che a Xintang “tutto è tornato normale” e minimizzano gli episodi. Ma la televisione di Hong Kong ha mostrato filmati con folti gruppi di migranti che corrono per le strade di Zengcheng, fracassano finestre, assaltano uffici pubblici, rovesciano le auto della polizia. Si vede la polizia in tenuta antisommossa sparare gas lacrimogeno, utilizzare veicoli blindati per disperdere la folla, arrestare i dimostranti. Fonti locali riportano che i migranti sono pronti a tornare in piazza, la loro ira è quasi palpabile: protestano per i continui soprusi cui sono sottoposti per lavorare come operai nelle grandi città, spesso senza residenza e senza assistenza sanitaria, né diritto alla scuola per i figli. Lamentano che la Cina non è uno Stato di diritto e non hanno modo di tutelare i loro diritti anche economici. Zengcheng è  circa 40 chilometri da Guangzhou, ricca capitale del Guangdong. Il timore è che arrivino altre migliaia di migranti a dare man forte. Nel Paese ci sono circa 145 milioni di migranti, che hanno lasciato il villaggio per cercare lavoro e una vita migliore nelle città. Hanno avuto stipendi migliori, ma nelle città sono trattati da cittadini di infima classe,  vessati da imprese e autorità. Eppure a Zhengcheng i migranti, soprattutto del Sichuan, sono circa la metà degli 800mila abitanti. A questi problemi, vecchi di decenni e mai risolti, si uniscono le preoccupazioni economiche: in un anno la carne di maiale, alimento base per i cinesi, è aumentata da 18 a 26 yuan al chilogrammo. Secondo esperti, in Cina nel 2010 ci sono state oltre 180mila proteste di massa. Nelle ultime settimane le cronache hanno riportato violente proteste nate da episodi “banali”. Di fronte alla diffusa corruzione dei governi locali e ai continui soprusi, la popolazione è pronta a scendere in piazza per pretendere giustizia e attenzione.

Fonte: Asia News, 14 giugno 2011

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