Xi Jinping, un servo del sistema politico del Partito Comunista Cinese

He Qinglian, The Epoch times, 05.12.2013

Molti osservatori notano che Xi Jinping, segretario generale del Pcc, offende alternativamente le persone di sinistra, quelle di destra e i principini (i discendenti di quella generazione che ha fondato la Cina) e avvertono la sensazione che stia ancora cercando di trovare la sua strada. Questi osservatori però non comprendono bene la posizione di Xi, che di fatto, è indipendente e superiore a queste fazioni.

Il Partito Comunista Cinese (Pcc) ha sempre represso in modo forte i liberali (conosciuti in Cina come persone di destra), che sostengono il costituzionalismo. Quando Xi li ha soppressi, se fossero rimasti sconvolti oppure no, non era rilevante.

Quelli di sinistra sono ben noti per andare agli estremi pur di appagare i propri interessi. Negli ultimi anni quando hanno preso troppo campo e sono andati oltre il limite con il Pcc, le autorità li hanno rapidamente repressi. Ma quelli di sinistra non l’hanno visto come un gesto offensivo. Si sono prontamente riassestati e trattenuti dal dire cose che le autorità non volevano sentire, in modo da poter riguadagnare una posizione di prestigio.

Ora, nonostante sia stato arrestato Bo Xilai, ex membro del Politburo e leader della sinistra, il sito internet del movimento politico Utopia è ancora attivo. E fino a quando quelli sinistra continuano a criticare i valori universali, la democrazia costituzionale con capitale straniero e altre forze anti-Cina, sentiranno di essere in qualche modo utili e prenderanno l’iniziativa di avvicinarsi a Xi.

In un determinato momento aveva importanza solo il supporto dei principini, in quanto loro potevano influenzare effettivamente la politica di Pechino. Quando i padri fondatori erano ancora vivi, come è successo nel 1978 e in altri periodi critici, questi potevano anche influenzare le scelte politiche delle più alte autorità.
Comunque, se i principini – o i comunisti di seconda generazione a cui appartengono i principini e i discendenti degli anziani di alto rango– supportino Xi oppure no, non ha più importanza. Lo ha dimostrato la recente conferenza commemorativa del centenario della nascita di Xi Zhongxun, padre di Xi Jinping, che è stata considerata come un evento storico.

XI PREDOMINANTE


I discendenti delle classi dirigenti cinesi hanno mostrato la loro sottomissione al segretario generale assistendo all’evento, sebbene alcuni di loro si sentano ancora scontenti.

Xi Zhongxun è stato un capo fondamentale durante la Rivoluzione Culturale. La commemorazione dei cento anni dalla sua data di nascita è stata organizzata da Xi Jinping personalmente, in modo che includesse sia la sfera pubblica che quella privata.

I partecipanti all’evento che si è tenuto nella Grande Sala del Popolo di Pechino, provenivano ovviamente dai livelli più alti della società. Diversi bambini dei più importanti uomini di Stato (inclusi i sostenitori di Bo Xilai) hanno partecipato alla celebrazione, al fine di mostrare la loro fedeltà al nuovo monarca. I figli dei cinesi appartenenti alle classi dirigenti che non sono stati invitati, sono rimasti delusi.

Xi Jinping, attraverso questa celebrazione, ha dimostrato di avere quella possente e innegabile autorità che nessuno dei due ex leader precedenti, Jiang Zemin e Hu Jintao, avevano mai veramente acquisito. Il regime dittatoriale individuale di Xi Jinping ha segnato la fine dell’era del ‘gruppo al comando’ del suo predecessore Hu Jintao.

Tra i discendenti delle classi dirigenti della Cina, Xi è considerato uno dei più giovani. Nel giro di pochi anni questi discendenti delle famiglie di élite cinesi, che sono ancora al servizio del Governo o dell’esercito militare, andranno oltre il 70esimo anno di età. L’influenza di questa cerchia andrà sempre più indebolendosi man mano che si ritireranno o moriranno.

Attualmente, l’ascesa politica della terza generazione comunista ha inizio dall’ufficio di contea. Hanno davanti a sé ancora una lunga strada da percorrere, dai livelli provinciali e ministeriali a salire nella gerarchia politica.

Se la seconda generazione vuole che la terza gli succeda senza complicazioni e continui ad avere influenza politica, non possono sicuramente inimicarsi Xi Jinping e devono trattarlo umilmente come il rappresentante dei discendenti dei funzionari di alto livello.

LA STRUTTURA MENTALE DEI PRINCIPINI

Xi nel suo motto propagandistico, il cosiddetto Sogno cinese, pone l’accento sull’importanza per il Paese di guadagnare prosperità e per l’esercito di diventare più forte, proprio come ai tempi di Mao.

Xi spera di ripulire il Paese da ciò che considera l’ «inquinamento spirituale» e di unificare l’opinione pubblica in conformità con il pensiero in ‘stile Mao’. Il ‘Sogno cinese’è inoltre orientato anche contro l’ideologia occidentale al fine di mantenere la dittatura del partito unico.

La campagna anti-corruzione di Xi mira alla preoccupante corruzione nella burocrazia. Tutto questo evidenzia un punto molto chiaramente: Xi Jinping vuole usare il pugno di ferro di Mao per la salvaguardia di quell’amicone del cuore della Cina che è il capitalismo.

Tuttavia i principini ritengono di dover avere il diritto di godere della ricchezza del caro amico capitalismo e che questo diritto non spetti anche ai burocrati con intenti civili. Anche se i giornali del Pcc e altri portavoce hanno evitato di evidenziare questo atteggiamento, ciò è diventato ben evidente durante il secondo mandato di Hu Jintao e Wen Jiabao, quando i discendenti dei cinesi di élite hanno iniziato a svolgere un ruolo molto attivo nella politica di Pechino.

Nel marzo e nell’aprile del 2010, il Financial Times britannico ha pubblicato successivamente diversi articoli sui principini della Cina, tra cui ‘Red-Blooded Veterans Versus Ruthless Arrivistes’ (Veterani dal sangue comunista contro gli spietati arrivisti).

Una sezione in quest’ultimo ha evidenziato il conflitto tra i nuovi e i vecchi principini:«Il termine ‘principino’ è stato coniato per riferirsi specificamente ai figli degli capi veterani della rivoluzione comunista cinese – ovvero coloro che si sono uniti a Mao Zedong nella leggendaria ‘lunga marcia’ o che erano membri della cerchia ristretta al momento della vittoria comunista del 1949.

«Ad oggi questo termine è usato in senso più ampio tale da includere anche i figli delle generazioni successive dei dirigenti tecnocratici (le due generazioni di Jiang Zemin e Hu Jintao), ma rimane una distinzione tra loro e le famiglie rivoluzionarie totalmente di ‘sangue comunista’… soprattutto da quando si è creato il precedente, negli ultimi anni, di un alto dirigente veterano che ha represso le attività commerciali dei figli dei loro predecessori».

«Quando l’ex segretario Jiang Zemin, nei primi anni 90, stava consolidando il suo potere, fece chiudere aziende e arrestare un certo numero funzionari commerciali che avevano stretti legami con i figli di Deng».

L’articolo sottolinea inoltre che «le precedenti famiglie reali rivoluzionarie, come lafamiglia di Deng Xiaoping, sono ancora intoccabili e considerano questo Paese come una loro proprietà nel vero senso della parola».

Il giornalista ha dichiarato che le notizie gli sono state fornite da persone di Pechino che hanno accesso a informazioni riservate. Credo in questo perché solo le persone nate in quella cerchia disprezzerebbero così intensamente le autorità nate come tecnocrati.

La prova di questa incrinatura si trova cercando tra gli invitati alla recente commemorazione del centenario. Hanno partecipato molti discendenti di famiglie rivoluzionarie, tra cui la vedova e il figlio di Gao Gang, che venne radiato da Mao molto tempo fa.

Xi Jinping avverte una sensazione di affinità con loro. Al contrario, nessun media ha riportato notizie riguardo l’invito alla commemorazione dei nuovi principini. Se ce ne fossero stati, i media di Hong Kong lo avrebbero sicuramente evidenziato.

Il 6 novembre il Southern People Weekly ha pubblicato un’intervista con Chen Xiaolu, figlio del capo della polizia locale Chen Yi, e con Ma Xiaoli, figlia di Ma Wenrui, che in questi ultimi anni è diventata una rappresentante attiva dei discendenti dei cinesi di élite per via dei suoi stretti legami con la famiglia Xi.

Color i quali vengono definiti dal Financial Times come ‘nuovi principini’, Ma Xiaoli li chiama ‘seconda generazione di funzionari’, affermando:« Noi non siamo come loro, è necessario fare una distinzione!» «La maggior parte dei discendenti dei cinesi di élite hanno poco potere o poco denaro!» «Anche noi odiamo la corruzione e l’incivile e arrogante seconda generazione funzionari. Non possiamo lasciare che queste persone rovinino il Partito».

LA MISSIONE DI XI


Comprendendo la mentalità dei discendenti dei cinesi di élite, si potrà notare che la missione di Xi Jinping è quella di preservare la dittatura del partito unico. Le sue campagne anti-corruzione mirano principalmente alla burocrazia e sono necessarie per preservare la capacità del Pcc di governare.

Il Pcc lo ha fatto in precedenza. Anche negli ultimi dieci e più anni, ha licenziato decine di funzionari di origine civile a livelli provinciali e ministeriali, alcuni persino provenienti da famiglie povere.

Per quanto riguarda la convinzione del mondo esterno secondo cui Xi sta vacillando tra la sinistra e la destra, questa osservazione è superficiale. Credo che questo sia il modo attraverso il quale Xi sta avvertendo le diverse fazioni politiche che solo lui deciderà il percorso politico futuro della Cina, che sa ciò che sta facendo, e che nessuno dovrebbe cercare di influenzarlo.

In ogni caso la politica di Pechino interessa solo i funzionari di alto livello. Dopo tutto, i governi locali sono diretti da funzionari con origine civile e quei burocrati non avvertono, alla stesso modo dell’élite della Cina, che il Pcc è la loro carne e il loro sangue. Sono entrati nel Partito per i propri interessi personali, divenendo dei ‘funzionari inermi’, che fanno molti soldi e mandano le loro famiglie e i loro proventi all’estero. Come Xi Jinping si destreggerà a condurre questo treno politico già gravemente corrotto è un bel problema.

Infatti il vero nemico di Xi è il sistema politico che sforna continuamente funzionari corrotti. E questo sistema politico è il regime comunista che lui e tutti i discendenti dei cinesi di élite si sforzano di proteggere a tutti i costi. Non c’è alcun modo con il quale Xi Jinping possa modificare il funzionamento di questa enorme macchina burocratica mentre contemporaneamente cerchi di preservarla. In definitiva è soltanto un servo del sistema politico.

He Qinglian è un’ importante scrittrice ed economista cinese. Attualmente lavora negli Stati Uniti, ed è l’autrice di China’s Pitfalls [Le trappole della Cina, ndt], che tratta la corruzione nella riforma economica della Cina degli anni 90, e The Fog of Censorship: Media Control in Cina [La nebbia dei censori: il controllo dei media in Cina, ndt], che affronta il tema della manipolazione e della restrizione della libertà di stampa.

Fonte:http://www.epochtimes.it/news/xi-jinping-un-servo-del-sistema-politico-del-partito-comunista-cinese—124749

English version:
http://www.theepochtimes.com/n3/374766-xi-jinping-servant-to-the-chinese-communist-party-s-political-system/

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