Xi Jinping parla di diritti umani all’Onu. Fuori in centinaia protestano

Larry Ong, Epoch Times | 1/10/2015
Durante il suo primo discorso all’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 28 settembre, il leader del Partito Comunista Cinese Xi Jinping ha osservato che, in termini di diritti umani, il mondo di oggi ha molta strada da fare.

«Pacifico sviluppo, equità, giustizia, democrazia e libertà, sono i valori comuni dell’umanità e i nobili obiettivi delle Nazioni Unite», ha detto Xi ai delegati. «Tuttavia, questi obiettivi sono ben lungi dall’essere realizzati e dobbiamo sforzarci per soddisfarli».

Centinaia di manifestanti fuori dal palazzo dell’Onu saranno d’accordo con queste parole. Ma non ritengono che il regime cinese attuale stia mantenendo quelle nobili promesse, nonostante siano state pronunciate al 70° anniversario della fondazione delle Nazioni Unite.

I gruppi in sostegno alla democrazia in Cina, i membri della comunità tibetana locale e i praticanti della disciplina spirituale del Falun Gong, si sono riuniti all’esterno dell’edificio e vicino allo storico Waldorf Astoria, dove l’entourage cinese sta alloggiando, per consegnare i loro messaggi a Xi.

Tra i manifestanti intenti a presentare le loro note richieste al leader cinese, i praticanti del Falun Gong costituiscono il gruppo più numeroso.

I praticanti, abbigliati in magliette giallo acceso o giacchette di colore azzurro cielo, hanno esposto i loro striscioni per richiedere al regime cinese sia la cessazione della persecuzione della pratica in Cina che l’incriminazione dell’ex leader del Partito Jiang Zemin.

«Siamo una pratica pacifica che crede nella verità, nella compassione e nella tolleranza», ha dichiarato Ann Sun, un’infermiera del New Jersey impegnata nella distribuzione degli opuscoli informativi sulla persecuzione del Falun Gong. La persecuzione, che si protrae da 16 anni, ha registrato centinaia di migliaia di casi di detenzione e maltrattamento dei praticanti, molti dei quali sono stati uccisi per i loro organi, e ha lasciato molte famiglie distrutte, ha aggiunto.

Nel mese di agosto, la Sun ha inviato per posta elettronica, ai più alti organi giurisdizionali cinesi, una denuncia penale nei confronti di Jiang Zemin, che nel luglio del 1999 ha ordinato la persecuzione, accusandolo di crimini contro l’umanità. La denuncia è parte di un’ondata di oltre 180 mila azioni legali iniziata alla fine di maggio.

SITUAZIONE DI STALLO

Impegnati in una silenziosa situazione di stallo con i praticanti del Falun Gong, i membri delle associazioni delle cricche cinesi locali hanno esposto, per contrastare le proteste, decine di bandiere cinesi rosse e manifesti diffamanti la pratica. Questi manifestanti, che hanno preferito restare anonimi, hanno giustificato la loro presenza dicendo che stavano semplicemente «dando il benvenuto a Xi Jinping».

Quando è stato chiesto a Wang Juntao, noto dissidente e studioso del Partito Comunista, il motivo per cui i praticanti del Falun Gong non reagiscono alle provocazioni dei loro oppositori, ha risposto che «i praticanti del Falun Gong sono persone molto rette».

Wang stava alludendo a una scena avvenuta precedentemente a Seattle dove decine di sostenitori del Partito Comunista hanno sventolato le loro bandiere rosse davanti agli impassibili manifestanti del Falun Gong, nel tentativo di oscurarli al passaggio del corteo del leader del Partito.

SEGUENDO GLI SPOSTAMENTI DEL NUOVO LEADER CINESE

Wang Juntao e altri dieci e più gruppi pro-democrazia hanno manifestato davanti a Xi Jinping a ogni tappa della sua prima visita di Stato negli Stati Uniti – dal suo arrivo il 22 settembre a Seattle, in seguito il 24 settembre a Washington D.C. e infine il 25 settembre a New York.

I gruppi pro-democrazia, ha detto Wang, desiderano che in Cina i diritti umani fondamentali e lo sviluppo della democrazia tengano il passo con lo sviluppo economico del Paese. «A questo proposito, Xi non rappresenta i cittadini cinesi e la Cina», ha aggiunto.

Le organizzazioni pro-democrazia vogliono anche parlare in favore degli emarginati, degli oppressi e dei cittadini perseguitati in Cina, ha detto Wang. Tra questi sono inclusi coloro le cui terre sono state ingiustamente confiscate dalle autorità cinesi, gli ambientalisti e coloro che si occupano della sicurezza alimentare, i cristiani delle chiese indipendenti, i praticanti del Falun Gong e quei giornalisti e avvocati che si battono per i diritti umani, che sono stati arrestati per aver assunto le difese di questi gruppi.

«Queste richieste dovrebbero essere udite forte e chiaro in Cina. Tuttavia, dal momento che questo è impossibile, le esponiamo noi qui», ha detto Wang riguardo ai sonori slogan urlati dalla quarantina di manifestanti pro-democrazia abbigliati in cappellino blu con la scritta ‘democrazia’ e magliette bianche con la nota immagine del ‘rivoltoso sconosciuto’ di piazza Tiananmen.

Quanto al protestare davanti a Xi Jinping a ogni tappa della sua prima visita di Stato degli Stati Uniti, ne è «valsa la pena», ha aggiunto Wang. «Le persone che hanno assistito alle proteste si sono commosse».

MOMENTO CRUCIALE PER IL TIBET

«Fintanto che in Tibet ci sarà anche solo una persona non libera, nessuno in questo mondo sarà libero», ha detto Wang, citando il discorso di un oratore che aveva parlato precedentemente nello spazio assegnato ai sostenitori della democrazia in Cina.

Alla sua sinistra c’erano i manifestanti tibetani provenienti da New York e dal New Jersey che sventolavano la bandiera nazionale tibetana, in uso prima della formale annessione del territorio alla Cina continentale avvenuta nel 1959.

Sonam Gyatso, presidente dell’organizzazione no profit Tibetan Community of New York & New Jersey, ha detto che la richiesta dei tibetani è che Xi Jinping si incontri con il Dalai Lama, il leader buddista riconosciuto dai tibetani come il loro capo religioso e politico, e affronti la questione dei numerosi abusi dei diritti umani perpetrati contro il loro popolo. Inoltre, i tibetani desiderano anche il riconoscimento di un governo autonomo sul modello di quello di Hong Kong.

«Fin tanto che il Dalai Lama è ancora in vita, il momento è cruciale per risolvere i problemi del Tibet», ha detto Gyatso. Il Dalai Lama, figura molto rispettata in tutto il mondo, ha compiuto ottant’anni quest’anno.

«In Tibet, sotto il rafforzamento del dominio del governo cinese, la gente sta soffocando», ha aggiunto Gyatso. Per protestare contro gli abusi del regime comunista in Tibet – la religione buddista è repressa, l’ambiente naturale degradato e i bambini tibetani vengono sottoposti all’indottrinamento forzato nelle scuole – oltre un centinaio di tibetani si sono auto-immolati sia in Tibet che in Cina, ha detto.

LA PROTESTA SILENZIOSA

Per protestare contro Xi Jinping e il Partito Comunista, anche i praticanti del Falun Gong si sono radunati nell’area ufficiale della protesta nei pressi della sede delle Nazioni Unite. Hanno eseguito i lenti e aggraziati esercizi accompagnati dalla musica rilassante o sono stati in silenzio accanto ai loro striscioni, in mezzo ai fragorosi slogan e canti eseguiti dai gruppi che protestavano contro il regime cinese o altri governi e regimi autoritari.

«Ammiro molto la protesta dei praticanti del Falun Gong», ha detto Hiam Alshinnawi, una maestra d’asilo di Atlanta, in Georgia, che stava osservando il gruppo eseguire i loro esercizi in piedi. «È un modo molto pacifico».

«Se racconti la verità, loro ti ammazzano», ha continuato, riferendosi alla campagna di persecuzione del regime cinese contro il Falun Gong. «È molto, molto triste».

Fonte: Epoch Times, http://epochtimes.it/n2/news/xi-jinping-parla-di-diritti-umani-allonu-fuori-in-centinaia-protestano-2593.html

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