Wukan, ex capi del villaggio espulsi dal Partito

Le autorità cinesi hanno espulso dal Partito comunista due capi di Wukan, il villaggio che ha lottato per mesi contro la loro corruzione e la manipolazione delle elezioni. La notizia data ieri in tarda serata dalla Xinhua, afferma che Xue Chang, segretario del Partito, e Chen Shunyi, capo del comitato, saranno costretti a ritornare i loro guadagni illeciti di 189.200 yuan e 86mila yuan rispettivamente (in tutto circa 45mila dollari). Nel 2011 il villaggio di Wukan è stato sotto i riflettori della cronaca per le manifestazioni degli abitanti che accusavano i loro capi di aver venduto terreni e intascato i proventi, pagandoli poi sottocosto ai cittadini. Alle manifestazioni di migliaia di abitanti, il governo ha prima risposto con la repressione: uno dei manifestanti, Xue Jinbo, arrestato, è morto in prigione in modo sospetto; la polizia ha messo sotto assedio il villaggio e operato un black-out sulle notizie. Ma grazie alla vicinanza con Hong Kong, le notizie su Wukan si sono diffuse sempre più e hanno infiammato altri villaggi del Guangdong e del Jiangxi. Il timore di vedere la rivolta diffondersi in tutta la Cina ha spinto le autorità a venire a patti con gli abitanti concedendo nuove elezioni e un’inchiesta sul malaffare dei capi. La soluzione di Wukan è dovuta anche alle ambizioni del capo del Partito del Guangdong, Wang Yang, che mira a un posto nel Comitato permanente del Politburo per il prossimo ottobre. Il governo cinese teme moltissimo le proteste sociali (i cosiddetti “incidenti di massa”), che si stanno moltiplicando di anno in anno: nel  2010, secondo alcune stime, hanno superato le 180mila unità. L’espulsione dal Partito, l’inchiesta e il ritorno del denaro non soddisfa in pieno gli abitanti di Wukan. Alcuni di loro affermano che essendo i loro capi rimasti al potere per decenni, il denaro rubato è molto più di quello che devono ritornare. Altri dicono che vi sono molti più rappresentanti governativi da perseguire e che hanno partecipato alle vendite e ai guadagni dalla corruzione. Fra gli analisti nessuno si azzarda a parlare di un “modello Wukan” che il governo centrale vorrebbe diffondere. Per alcuni, la vittoria degli abitanti del villaggio è solo un’eccezione che lascia immutata la corruzione in tutto il resto del Paese.

Fonte: Asia News, 24 aprile 2012

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