Vucumprà e cinesi: miliardi di euro in tasca e zero tasse, italiani ko

Cresce l’abusivismo a trazione straniero, che rappresenta oggi il 17,5% del totale nel commercio al dettaglio, mentre quello ambulante supera il 50%

La contraffazione non è sradicabile. E’ la sintesi dell’indagine Confesercenti-Ref, secondo cui i prodotti tarocchi sono più difficili da combattere in un’economia globalizzata. A partire dalla localizzazione della produzione di merci, che è difatti più difficile da identificare. Inoltre, sempre secondo il rapporto, la persecuzione dei reati legati alla contraffazione può interessare le competenze di autorità afferenti a diverse nazioni.

Non resta la rassegnazione per i commercianti italiani, vittime dell’importazione di prodotti di bassa qualità, realizzati in Paesi dove non vengono rispettate né le misure igienico-sanitarie né i diritti dei lavoratori.

A farne le spese è un po’ tutto l’indotto, soprattutto per imprese di dimensioni piccole può diventare pressoché impossibile agire legalmente contro soggetti non identificati e localizzati in Paesi lontani. E’ così la Cina a trarre i maggiori benefici.

Ma questa è solo la punta dell’iceberg. Il volume d’affari generato complessivamente dal fenomeno della contraffazione è ovviamente più alto delle stime fin qui commentate, che si limitano alla valutazione delle merci sequestrate da Agenzia delle Dogane e Guardia di Finanza, con l’esclusione dei sequestri effettuati dalle altre Forze di Polizia(Carabinieri, Polizia di Stato e Polizia Municipale).

Per non parlare dei tarocchi. Il rapporto, infatti, tralascia le altre tipologie di violazione: sequestri per Made in Italy e sicurezza dei prodotti, pirateria, violazione dei diritti d’autore.

In questo scenario, continua a crescere l’abusivismo a trazione straniero. Le imprese non italiane rappresentano oggi il 17,5% del totale nel commercio al dettaglio, ma nel commercio ambulante i valori superano il 50% (51,1%), con un dato assoluto di quasi 100mila unità (97.471).

La presenza extracomunitaria sugli stranieri è per il 92,6% nel commercio e cresce di ben 5 punti (97,6%) per l’ambulantato, in pratica totalmente extracomunitario nella sua dimensione straniera.

Dentro questo contesto economico balza all’occhio la gestione della malavita. La maggiore crescita dell’ambulantato straniero emerge in territori tradizionalmente associati all’attività della criminalità organizzata, destando ulteriori sospetti.

Secondo la mappatura di Confesercenti-Ref sono ben 12 le regioni in cui la presenza straniera sulle imprese dell’ambulantato supera il 50%. Il fenomeno riguarda ancor più il Mezzogiorno (54,3%), e in Calabria si arriva quasi al 70%. La crescita dal 2010 al 2015 è notevolissima: +44,1%. Superiore alla crescita del commercio ambulante (+11,9%, sostanzialmente quattro volte), e a quella dell’imprenditoria straniera nel commercio al dettaglio (+34,9%), con il commercio che nel periodo diminuisce il proprio stock di imprese. La crescita del fenomeno tra il 2010 e il 2015, superiore in media al Sud (+54,7%), assume livelli straordinari nel Lazio (+81,1%) e in Campania (+89,5%).

La conclusione è agghiacciante. La crisi non ha influito negativamente sul mercato del falso. Dati alla mano, si può notare che il numero medio dei pezzi sequestrati è cresciuto del 47,7% tra il 2008 e il 2013. Un fenomeno diffuso  tra gli accessori e i capi di abbigliamento, che insieme rappresentano il 56% dell’insieme di sequestri effettuati due anni fa. Parliamo di circa 500 milioni di euro, ma è facile rendersi conto che il valore economico delle merci contraffatte corrisponde a diversi miliardi di euro. Un mercato che colpisce prevalentemente il made in Italy.

Il Giornale d ‘Italia,20/09/2015

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