Vietnam, traffico minori lungo la frontiera con la Cina: “22 mila in 10 anni”.[VIDEO]

Sono circa 22 mila le minori vietnamite vittime del traffico di esseri umani nell’ultimo decennio. Vengono rapite e portate in Cina per matrimoni forzati, mercato del sesso e schiavitù. A dichiararlo è l’UNICEF, secondo cui i dati ufficiali sono di gran lunga inferiori rispetto alla portata del fenomeno

ROMA – Vivere al confine tra due paesi può essere un beneficio in termini linguistici, culturali ed economici, oppure può essere letale. Alla seconda possibilità appartengono le storie di vita delle ragazze di Mong Cai, nella provincia di Quang Ninh, in Vietnam. A 33 chilometri di distanza c’è Guangxi. Ci troviamo lungo la frontiera tra Vietnam e Cina. Le relazioni tra i due paesi, incrinatisi a partire dal 1979, oggi si connotano per un clima di pace e di sviluppo. La crescita economica di entrambe le parti, però, va di pari passo con l’incremento del traffico di esseri umani. La Cina, infatti, oggi è considerata il paese che riceve il numero più alto di donne vittime di traffici illeciti.

Se è bella vale, ma se è vergine vale di più. “Macchine fertili per la gravidanza”, è questo il “motto” con cui l’UNICEF ha definito le minori vietnamite rapite e abusate dagli uomini per lo più asiatici che le acquistano e le rivendono. Povere, sole, maltrattate, con l’unica aggravante di vivere lì dove il business è spietato ed anche il corpo trova la sua collocazione sul mercato. Al pari di una merce, il prezzo per una giovanissima oscilla tra i 350 e gli 8.500 euro. La verginità è considerata un valore aggiunto su cui investire, perché  –  secondo le credenze popolari degli acquirenti, che provengono dalla Cina, dal Giappone, da Singapore e dalla Corea  –  il rapporto sessuale con una illibata cura le malattie, aumenta la forza e allunga la vita.

La portata del traffico in cifre. “Tra il 2005 e il 2013, più di 6.000 donne e minori vietnamite sono state vittime di traffici lungo la frontiera con la Cina, la Cambogia e altri paesi. Inoltre, altre 10.000 sono state dichiarate assenti da casa senza alcuna informazione chiara su dove siano. Le cifre ufficiali di traffico di esseri umani sono di gran lunga inferiori rispetto alla quantità reale”, fa sapere Le Hong Loan, responsabile della protezione del minore dell’UNICEF in Vietnam. Secondo i dati pubblicati, sono all’incirca 22.000 le minori vendute da dieci anni a questa parte. Provengono quasi tutte dalle province di Quang Ninh, B? c Giang e Lang Son. Matrimoni forzati, sfruttamento della prostituzione e adozioni illegali sono alcuni degli scopi di questo mercimonio.

La libertà durante e dopo la schiavitù. Nella fase di compravendita, solo alle “belle” è consentito scegliere: “Normalmente coloro che fanno da intermediari gli permettono di rifiutare uno o anche due pretendenti, ma dopo le minacciano: se non accettate il prossimo, vi spediamo nel bordello”, ha dichiarato a El País la direttrice dell’Ong cambogiana Hagar International, Wei Wang. A vendere le minori vietnamite, spesso, sono i familiari, i vicini, gli amici e, quando le più fortunate fanno ritorno a casa, non sempre vengono riaccolte. Uno spiraglio di rinascita è certamente la partecipazione ai programmi di prevenzione, perché  –  come spiega una delle vittime  –  “voglio raccontare la mia storia alle altre donne e sperare che ciò non accada più a nessun’altra”.

Repubblica.it,30/11/2015

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