Vietnam : Il Monaco buddista 92enne Thích Nhất Hạnh temuto dal governo torna a casa per morire, sotto il controllo della polizia

Famoso in Occidente chiede di poter morire nella sua Nazione di origine, dopo un esilio ultratrentennale glielo consentono, ormai su una sedia a rotelle e muto dopo un ictus. Ma le Autorità vietnamite lo tengono sotto stretto controllo.

Il volto dell’anziano monaco Thích Nhất Hạnh ormai sulla sedia a rotelle, scavato dal tempo, fiaccato dall’età -92 anni- immobile e muto, in realtà, dice molte cose oltre il silenzio della veneranda età e delle malattie. I suoi occhi fissi, quasi vitrei, si piantano nella mente di chi l’osserva e raccontano un pezzo di Storia che nessuno riuscirà mai a dimenticare. Il monaco vietnamita ha vissuto 39 anni in esilio, in Francia, nel frattempo ha messo su una vera e propria macchina di proselitismo, una industria della fede e del salutismo per un controvalore di 4,2 milioni di Dollari USA. Il suo ‘Villaggio delle Prugne‘ (Lang mai) edificato nel Sud Ovest francese è diventato una specie di punto di riferimento sia in ambito religioso sia nella forma di una ‘spa dell’anima’, frequentata da persone provenienti da tutto il Pianeta. Ma le Autorità governative vietnamite non lo hanno messo al bando per invidia sociale o perché -attraverso i suoi insegnamenti buddhisti- abbia creato delle diaspore interne. No, le Autorità governative vietnamite lo hanno esiliato perché nell’ormai lontano 1966 chiese la fine delle ostilità tra Vietnam del Nord e Vietnam del Sud. Più di 100 libri, organizzatore e leader di numerosi ritiri in tutto il Mondo, viaggiando tra case di gente benestante, ricchi, celebrità hollywoodiane e nella Silicon Valley, ha diffuso i precetti del Buddhismo, declinandoli in una visione più contemporanea, attraverso il salutismo, il rispetto dell’Ambiente e della salute umana, oltre che correre in soccorso della Psiche occidentale così tanto disastrata dai propri dubbi e debolezze.

Nonostante tutto ciò, la Polizia vietnamita non ha mai smesso di tenerlo sotto controllo. Il 29 Agosto 2017 gli è stato consentito di tornare in Patria, sebbene non siano ancora chiare le motivazioni per questa improvvisa “apertura” del Governo vietnamita.

Il divieto nei suoi confronti espresso nel 1966 da parte del Vietnam del Nord e del Sud a causa della sua azione in favore della fine della Guerra nel Vietnam, ha poi tenuto lontano il monaco Zen anche per il suo movimento a favore della libertà religiosa, sia nel mondo sia nel suo Paese di origine, notoriamente comunista ortodosso e per il quale ogni forma di espressione religiosa o credo è da ritenersi strettamente sotto controllo delle Autorità e delle Istituzioni nazionali. Dallo scorso 2 Novembre, come ha espressamente richiesto, l’anziano monaco è ospitato nella sua pagoda di Từ Hiếu, nell’antica città di Huế, cuore buddista del Vietnam. E’ lì che vuole vivere i suoi ultimi giorni. Il fatto che sia incapace di camminare e di parlare dal 2014 a causa di un ictus, però, non rassicura i vertici della Polizia vietnamita che lo tengono sotto stretta sorveglianzasebbene in borghese, per non dare troppo nell’occhio. E così, il luogo dove oggi è ospitato è circondato da folle di fedeli che -distanti- si accalcano per recitare preghiere in suo favore.

Il Vietnam del 2018 è come una specie di stargate temporale, supera la barriera del Tempo e rimane ancorato al suo muro ideologico, un fattore impastato col modo stesso di guardare le cose del Mondo attraverso le lenti del Potere. Questo spiega perché ogni forma di confessione religiosa è guardata con forte sospetto in Vietnam, anzi, lo scorso anno è stata approvata una legge specifica che richiede ad ognuna delle confessioni religiose di registrarsi e riferire su ogni singola attività svolta al proprio interno e sul territorio nazionale previa autorizzazione. A fronte di tutto questo controllo, i leader religiosi, però, hanno spesso dimostrato il potere di spostare grandi masse, i cattolici si sono fatti promotori di lotte ambientaliste in una Nazione dove sull’altare della produzione vengono immolate le risorse idriche, forestali e territoriali in genere, i membri di una setta buddhista denominata Hoa Hao hanno svolto manifestazioni dichiaratamente anti-comuniste, i montagnard protestanti e cattolici si sono scontrati duramente con le Autorità vietnamite per il diritto alla terra negli Altipiani centrali. Tutte situazioni che hanno mandato in forte fibrillazione il Potere costituito.

Non è andata meglio a Thich Quang Do, un noto attivista per i Diritti Umani e supremo patriarca della Chiesa Buddhista Unificata (UBCV) del Vietnam, espulso dal monastero Thanh Minh Zen di Ho Chi Minh City, proprio a causa del suo impegno per la libertà religiosa e della Democrazia. Il patriarca, 91enne, era agli arresti domiciliari dal 2003 e tenuto anch’egli sotto stretta sorveglianza da parte degli uomini del regime. L’International Buddhist Information Bureau IBIB http://www.eprid.eu/members/que-me-vietnam-committee-on-human-rights/  ha reso noto che lo scorso 15 settembre Thich Thanh Minh, monaco superiore del monastero, aveva allontanato il patriarca dalla sede poiché era diventato fonte di distrazione dalle attività quotidiane. Il Governo vietnamita non riconoscel’International Buddhist Information Bureau ed ha tentato già per due anni di trasferire il monaco attivista, il quale aveva detto che sarebbe rimasto in quel monastero, salvo parere contrario del monaco superiore. Non appena quell’ordine è arrivato, il patriarca ha lasciato Thanh Minh Zen, passando da una sede all’altra, da un luogo di culto ad un altro, senza soggiornare per periodi che non fosse limitati. Successivamente è salito su un treno diretto alla sua Provincia di origine, Thai Binh, nella zona settentrionale del Vietnam. Secondo quanto riferisce l’International Buddhist Information Bureau, le condizioni di vita di Thich Quang Do nella sede del monastero erano assolutamente compatibili col concetto di detenzione coatta, quel monastero, in realtà, erano i suoi domiciliari a tutti gli effetti. Per l’organizzazione buddhista ora la preoccupazione maggiore è che sarà molto difficile che possa incontrare i suoi fedeli e in quella remota zona della provincia settentrionale vietnamita l’anziano patriarca avrà un accesso estremamente limitato alle comunicazioni, persino all’assistenza sanitaria oltre che alle visite dei membri dell’International Buddhist Information Bureau.

Fonte: L’INDRO, 22/11/2018,https://lindro.it/vietnam-thich-nhat-hanh-il-monaco-temuto-dal-governo/

Versione inglese, Channel News Asia: Devotees, police keep vigil as Vietnam mindfulness monk comes home

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