Vietati barba e veli per minoranza musulmana

Per ”diluire la consapevolezza religiosa”, in una citta’ della provincia nord occidentale cinese dello Xinjiang, dove vivono molti musulmani, il governo locale ha vietato di indossare abiti arabi, portare il velo o barbe lunghe. La mossa e’ una delle numerose che le autorita’ locali cinesi della provincia dove vive l’etnia musulmana degli uighuri, hanno messo in atto per ridurre la liberta’ civile e religiosa dell’etnia considerata separatista e pericolosa. L’annuncio del nuovo regolamento in serata e’ sparito dal sito web della citta’ di Yining, nel distretto di Dunmaili, ma si trova ancora in rete. Usando lo slogan ”diluire la consapevolezza religiosa per favorire uno stile di vita sana”, secondo quanto e’ scritto sull’avviso in rete, l’oggetto della campagna e’ quello di ”eliminare completamente il fenomeno anomalo, in tutta la comunita’, dei giovani e donne appartenenti a minoranze etniche che indossano abiti arabi, barba lunga o che avvolgono i loro capelli in veli”. L’ordinanza chiede alle autorita’ di vigilare perche’ gli uighuri rispettino la nuova regola chiedendo che coloro che non ottemperano debbano essere prima educati o inviati dinanzi ai giudici. In teoria gli appartenenti alle comunita’ etniche e alle minoranze religiose sono autorizzati a seguire le proprie tradizioni anche negli abiti, ma questa regola vale poco per i buddisti e gli uighuri. A questi ultimi, lo scorso mese di agosto, e’ stato vietato di parlare di Ramadan, imposto ai capi religiosi di non parlare della festa musulmana e tutti invitati a non seguire le regole del mese sacro. Anche negli anni scorsi c’erano state campagne per obbligare i ristoranti a rimanere aperti tutto il giorno, nonostante i musulmani durante il mese sacro mangino solo dopo il tramonto. Perdita di benefici e pensioni per i funzionari pubblici o membri del partito di religione musulmana che decidevano di seguire il digiuno sacro. Divieto di attivita’ religiose per tutti, mentre pasti gratuiti venivano offerti anche agli studenti per obbligarli a mangiare.

Fonte: Partecinesepartenopeo, 20 dicembre 2011

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