Vicecancelliere tedesco Gabriel in Cina, escalation calcolata

Il ministro tedesco dell’Economia tedesco, Sigmar Gabriel, ha incontrato ieri a Pechino un gruppo di attivisti per i diritti umani; Gabriel ha ascoltato i loro resoconti di torture, violazioni dei diritti umani, e delle centinaia di arresti registrati in Cina nel solo mese di luglio, effettuati, come ha poi riportato il vicecancelliere tedesco “in assenza di sentenze, il che indica che le accuse erano infondate”. La questione dei diritti umani è sempre stata sul tavolo delle relazioni diplomatiche tra le democrazie compiute e la Cina. I membri del Governo tedesco ha sempre affrontato il tema in punta di piedi, ma lo stato delle relazioni tra i due paesi è deteriorato oggi ai livelli dei primi anni Ottanta.

L’Ambasciata tedesca a Pechino ha ricevuto numerose denunce da parte degli operatori economici tedeschi nel paese asiatico, che lamentano anzitutto la mancanza d’apertura dell’economia cinese e le acquisizioni operate in Germania da parte di investitori cinesi, che si prefigurano sempre più come una palese depredazione del know-how industriale e tecnologico nazionale. Quella preparata dal leader dell’Spd in Cina, scrive la “Sueddeutsche Zeitung”, pare una vera e propria “escalation calcolata”. Ieri si è tenuto un incontro tra il segretario di Stato tedesco Mattias Machnig e il ministro della Scienza cinese Wan Gang. L’atmosfera è stata tesa sin dal principio, perché il commissario tedesco al Commercio presso la Ue, Guenther Oettinger, durante un evento ad Amburgo aveva dichiarato che i cinesi hanno “occhi a mandorla”, causando le immediate rimostranze del portavoce del ministero degli Esteri cinese.

Nel frattempo, però, a crescere è soprattutto il nervosismo dell’industria tedesca. In una lettera aperta, il fondatore di Aixtron, Holger Juergensen, si è rivolto al ministro Gabriel, chiedendo che il governo ritiri quanto prima il blocco temporaneo all’acquisizione da parte di un investitore cinese dell’azienda tedesca produttrice di chip per motivi di sicurezza. “In caso contrario”, scrive Juergensen nella missiva, “il ministero dell’Economia dovrebbe monitorare anche che la concorrenza giapponese e statunitense di Aixtron non prosegua le forniture alla Cina.”

Altre problematiche sorgono nel campo automobilistico, a causa di un disegno di legge cinese che dovrebbe entrare in vigore entro la fine dell’anno e che prevede che entro il 2018 le auto importate debbano essere elettriche per un otto per cento del totale. Ciò significa che il produttore tedesco Volkswagen dovrebbe fornirne 60 mila, cosa impossibile in così poco tempo. Tuttavia il ministro dell’Economia cinese, Miao Wei, ha rassicurato al riguardo lo stesso Gabriel, dicendo che l’ottanta per cento della produzione di auto elettriche entro il 2025 dovrebbe provenire da produttori nazionali. La Germania è ospite d’onore della “Fiera dell’Occidente” di quest’anno. A rappresentarla ci sono la Bmw e la Volkswagen. Gabriel sul palco ha provato ad accantonare le tensioni, dichiarando: “Abbiamo un grande futuro insieme, e la cooperazione è solo all’inizio”.


Fonte: Agenzia Nova, 3 nov 16

English article: Reuters, German deputy leader, in China, urges release of human rights lawyers

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