Viaggio in Birmania, Sen. Soliani: “Un popolo unico che deve risollevarsi”

Il racconto del viaggio in Birmania appena concluso dall’associazione parmigiana nelle parole della senatrice Soliani, culminato con l’incontro con la leader Aung San Su Kyi e il messaggio di speranza per un futuro di libertà e democrazia per il paese.

“Un incontro non solo politico ma spirituale, interiore, con persone che si identificano con il loro popolo, un paese che deve rinascere politicamente e socialmente dopo 50 anni di dittatura”. Racconta così la senatrice Albertina Soliani il viaggio in Birmania dell’associazione per l’amicizia Italia Birmania appena concluso. In 40 tra rappresentanti istituzionali, volontari, insegnanti, avvocati e sostenitori hanno visitato il paese da Yangon a Bagan, Inle e Yangon, entrando in contatto con le realtà locali per capire da vicino l’azione del partito politico di Aung San Su Kyi nella fondazione di scuole e centri sanitari. “Abbiamo incontrato un popolo aperto e sorridente, con molte ferite e paure ma carico di speranza. Vedere da vicino la società birmana, conoscere i contadini che coltivano gli orti galleggianti e condividere con questo popolo sentimenti di sofferenza e di attesa per il futuro ha arricchito noi per primi”, sottolinea Soliani. Tra i momenti maggiormente significativi del viaggio la visita al Monumento di onore alla memoria dei martiri a Yangon e la deposizione di una corona di fiori.

“La parte civile, politica e sociale della memoria si incrociava con la nostra memoria della Resistenza, un momento significativo nel quale ci siamo sentiti di cantare l’inno nazionale come gesto di democrazia in un paese che risente ancora di una gestione autoritaria”. Visitata anche la casa del generale Aung San, il padre della leader birmana, assassinato nel 1947. Incontrata anche la delegazione di Generazione 88, movimento studentesco che nel 1988 avviò manifestazioni in favore della democrazia, represse con il sangue e costate la vita a 3 mila persone e l’esilio di 10 mila studenti. Durante il soggiorno l’associazione ha incontrato anche Phyu Phuy Thein nella sua casa di accoglienza per malati di aids, ragione che in passato lo aveva portato alla carcerazione. Visitati anche i contadini della Lega Nazionale per la democrazia a Yangon, un incontro che, sottolinea Giuseppe Malpeli, “solo 5 anni fa sarebbe stato impensabile e che ha rappresentato un importante segnale di speranza per il futuro”. L’associazione si è confrontata anche con gli insegnanti della Lega nazionale e con il gruppo delle donne e i gruppi giovanili, per discutere della situazione in atto e di come poter migliorare un sistema carente, che conta sull’appoggio del partito per la fondazione delle scuole. Tra i doni offerti, oltre all’immancabile punta di parmigiano-reggiano, la costituzione italiana in inglese.
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Nominato ieri cardinale dal Papa, Charles Maung Bo, salesiano, arcivescovo di Yangon, ha incontrato l’associazione parmigiana e espresso parole di riconoscenza, donando una copia della Bibbia in birmano da consegnare all’arcivescovo Solmi. Una realtà, quella del volontariato, particolarmente attiva nel Paese, che vede l’impegno tra gli altri, dei gesuiti, che hanno costruito 3000 case per i poveri, e delle suore birmane, incontrate dall’associazione parmigiana, impegnate da anni lungo il confine con la Cina in favore dei bambini colpiti da handicap. Il momento clou del viaggio l’incontro, nella sua casa di Yangon, con Aung San Su Kyi, momenti che la senatrice Soliani ricorda con commozione: “Il sentimento che ci unisce a lei è di profonda amicizia e sostegno. Una persona attenta e sensibile, che si è confrontata con noi sostenendo senza mezzi termini che l’Europa può fare di più per il suo paese, con politiche che tengano in minore considerazione il business. Microcredito, cooperazione internazionale e democrazia solo alcuni dei temi affrontati durante la visita in quella casa che per anni ha rappresentato la prigionia della leader birmana. Rose rosse, la lettera del sindaco Pizzarotti, i disegni dei bambini delle scuole di Parma, un cofanetto del Teatro Regio e un piatto in vetro di murano con il simbolo dell’associazione e il suo nome con la data dell’incontro alcuni dei doni offerti, oltre a una busta con la raccolta fondi in sostegno della fondazione di nuove scuole. A sorpresa il gruppo ha intonato il “Va’ pensiero” in onore di Aung San Su Kyi, come messaggio di speranza per la democrazia. “Il vero scopo di questo viaggio e della nostra associazione – sottolinea Malpeli – è quello di non dimenticare un popolo cancellato dalla cartina geografica, costruire nuove relazioni non solo per creare nuovi progetti e inviare aiuti ma per creare un rapporto di amicizia che va ben oltre qualsiasi gemellaggio”. “Siamo partiti in 40 – sottolinea un’esponente dell’associazione – ma abbiamo portato il cuore di molti più parmigiani, non solo con le donazioni raccolte nelle scuole, ma con la sensibilizzazione mostrata anche dai più piccoli, come segno di un’attenzione crescente nei confronti di una realtà difficile che guarda al futuro con speranza”

ParmaToday, 05/01/2015

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