Ventotto anni dopo, Hong Kong ha ancora molto a cuore il massacro di Tiananmen

Gli attivisti di Hong Kong hanno dichiarato che persevereranno nell’organizzazione di eventi pubblici per commemorare la repressione militare del movimento per la democrazia a Pechino, avvenuta nel 1989, sfidando la crescente influenza politica del Partito Comunista cinese sulla città.

Attivisti per i diritti in marcia ad Hong Kong, in vista del 28 ° anniversario del massacro di piazza Tiananmen, 28 Maggio 2017.

“Fino a che le autorità rifiuteranno di ribaltare il verdetto ufficiale del 4 giugno 1989, il nostro lavoro sarà incompleto”, ha detto Richard Choi, presidente delegato dell’Alleanza a supporto del movimento democratico patriottico in Cina, che organizza una marcia annuale e una veglia a lume di candela alla viglia del massacro.

Ha incitato i cittadini di Hong Kong a scendere in piazza per dimostrare chiaramente il proprio malcontento per lo stile di governo autoritario di Pechino, rigettando le preoccupazioni che le manifestazioni non avrebbero avuto il supporto delle generazioni più giovani.

“Ci sono ancora molto giovani che si interessano agli eventi del 4 giugno, che facciano parte di un’organizzazione o no. Molto studenti negli scorsi anni hanno organizzato autonomamente attività commemorative in diverse forme”.

“Penso che le generazioni più giovani abbiano ancora a cuore il 4 giugno”.

A Hong Kong era stato promesso che la tradizionale libertà di opinione e associazione sarebbe stata mantenuta, durante il passaggio al governo cinese, nel 1997, con la redazione di una mini-costituzione creata apposta da Regno Unito e ufficiali cinesi.

Ma come molti hanno notato, le libertà si sono erose velocemente, e di recente le accuse contro dimostranti pacifici hanno acceso paure di purghe politiche, scoraggiando ulteriormente le proteste.

Una veglia per salutare Xi Jinping

Il leader dell’Alleanza Lee Cheuk-yan ha dichiarato che la veglia sarà anche un’occasione per dimostrare pubblicamente la rabbia verso Pechino, prima del ventesimo anniversario del trasferimento alla Cina.

“Nessuno è contento di questo regime, devono venire a questa vigilia con le candele, come modo per mandare un segnale della nostra insoddisfazione verso il presidente Xi Jinping”.

Xi probabilmente visiterà Hong Kong in occasione di sontuose cerimonie ufficiali il primo luglio, data in cui è avvenuto il passaggio alla Cina. Gli attivisti hanno accusato le autorità di Hong Kong di “fare pulizia” delle figure principali del movimento per la democrazia del 2014 e di accusarli di infrazioni all’ordine pubblico, in vista della visita di Xi.

Il 15 giugno, nove persone (attivisti, intellettuali e avvocati, inclusi i tre fondatori del Movimento Occupy Central) subiranno un processo con accuse per crimini penali.

“Non sappiamo fare una stima di quante persone ci saranno alla veglia, ma non crediamo che la gente si sia dimenticata della cosa, ancora ce l’ha a cuore”.

Centinaia di attivisti hanno marciato domenica scorsa per il ventottesimo anniversario del massacro di Tiananmen, che mise fine a settimane di protesta pacifica nel paese, fu la fine del premier Zhao Ziyang e diede il via alle persecuzioni di chi vi partecipò.

Gli attivisti hanno marciato fino agli uffici del Partito comunista in città scontrandosi brevemente con la polizia, con striscioni che richiedevano il ritiro del verdetto che definisce il movimento “una ribellione controrivoluzionaria”.

I giornali locali sostengono che dal 2008 le presenze erano al loro minimo, e pochi studenti hanno partecipato alla marcia, probabilmente per una mancanza d’interesse verso la Cina continentale.

Migliaia a manifestare

Gli organizzatori hanno dichiarato che circa mille persone si sono unite alla marcia, mentre la polizia ne ha contate circa 450.

L’organizzatore Richard Choi ha dichiarato che gli attivisti si stanno preparando per una folla di migliaia di persone per l’annuale veglia commemorativa per le vittime dell’eccidio.

“Continueremo a organizzare l’evento, senza preoccuparci del numero dei partecipanti”, ha detto Choi ai giornalisti, in risposta al suggerimento che lo scemare del supporto all’evento sia l’effetto del peso sempre maggiore di Pechino nella politica della ex colonia britannica.

“La gente di Hong Kong però sa che la cosa più importante è mandare il nostro messaggio apertamente ai vertici cinesi, che vogliamo che ritirino il verdetto dell’ottantanove, proprio ora che il presidente Xi Jinping si prepara a visitare la città”.

“Vogliamo che sia chiaro che la gente di Hong Kong non ha dimenticato il 4 giugno, e che continueremo a lottare per la nostra libertà”.

Occupy Central, o Movimento degli Ombrelli, chiedeva elezioni a suffragio universale in vista delle elezioni del governatore e protestava contro il controllo delle candidature da parte cinese.

Centinaia di migliaia di persone occuparono le strade, proteggendosi dal sole, dalla pioggia e dagli spray al peperoncino con gli ombrelli, da cui il nome.

Purtroppo il Movimento non ha vinto politicamente, anzi, Pechino ha tacciato le proteste di essere orchestrate da dietro le quinte da “forze straniere ostili”.

Radio Free Asia,29 maggio 2017

Traduzione Andrea Sinnove. LRF Italia Onlus

English article Radio Free Asia:

 

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