Venezia, quando il cinema racconta i diritti umani

La 72.Mostra Internazionale d’arte cinematografica di Venezia ha presentato, in rassegna e fuori concorso, numerosi film che hanno affrontato, da punti di vista e con intenti diversi, temi relativi al diritti umani. Non è la prima volta e non accade solo in Italia, segno che i diritti umani (la loro violazione e la loro difesa, così come le storie individuali che ruotano intorno a loro) sono un argomento sempre più centrale nella narrazione dei fatti del mondo.

I giurati del premio di Amnesty International Italia “Il cinema per i diritti umani”, per la prima volta assegnato a Venezia, hanno avuto l’imbarazzo della scelta.

Di diritti umani hanno parlato film da box-office e in odore di Oscar, come“Spotlight” (tratto da un’inchiesta giornalistica sulla pedofilia nella Chiesa cattolica Usa), “Beast of no nation” (sul percorso che spinge i bambini a diventare soldati nelle tante guerre africane) e “The Danish girl” (un racconto d’epoca sulla transessualità).

Soprattutto, hanno parlato di diritti umani tre straordinari film asiatici. Da menzionare, senza alcun dubbio, “Behemoth”, sulle proteste contro l’avanzata delle cave di carbone in Cina e i minatori che muoiono a migliaia e “The return”, sul ritorno a casa di un ex prigioniero politico, alle prese con una città e una famiglia che non vede da decenni.

Il premio è andato a “Visaaranai”, del regista tamil indiano Vetri Maaran. Un’ora e quaranta di interrogatori (questa la traduzione del titolo) nelle stazioni di polizia, una rappresentazione tragicamente reale dei metodi di tortura, del clima d’impunità e di corruzione che la consente e delle vittime naturali della tortura: in questo caso, un gruppo di migranti irregolari, cui viene attribuita una rapina che non hanno commesso.

Corriere della Sera.it,13/09/2015

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