Vendute in Cina: le 6000 spose bambine vietnamite

Erano le otto di sera in una torrida notte estiva quando Tien, una tranquilla e timida adolescente, lasciò la sua casa in una provincia costiera del Vietnam centrale per passare la notte da un cugino. O almeno, questo era ciò che la sedicenne aveva detto alla sua famiglia.

Aveva infatti programmato di lasciare il villaggio per sfuggire alla pressione che la voleva pronta a sposarsi. Sperando che questo cugino l’avrebbe aiutata a trovare un lavoro, fuggì.
Passarono quasi due anni prima che tornasse, dopo aver sopportato orrori oltre l’immaginazione della maggior parte degli adolescenti.
Il cugino di cui si era fidata, invece di trovarle un lavoro, l’aveva venduta ad un trafficante di esseri umani che la rivendette in Cina come sposa. Tien è diventata parte di una nuova statistica deprimente: il crescente numero di bambini vietnamiti venduti per i matrimoni forzati in Cina.

Venduta come una sposa

Tien aveva capito subito che qualcosa non andava. “Le ho dato tutti i miei soldi e la mia carta d’identità”, ricorda Tien. “Mi ha detto, ‘troveremo lavoro. Hai detto che volevi lasciare quel villaggio”.
Suo cugino aveva promesso di portarla nelle grandi città del Vietnam del Sud, ma invece si diressero a nord, nella capitale Hanoi. Hanno cambiato veicoli nella capitale e Tien si è addormentata. Quando si è svegliata, era in Cina, dove suo cugino l’ha abbandonata dopo averla venduta ad un trafficante.
Tien presto apprese che l’intermediario l’aveva già abbinata ad un marito.

Il calvario di Tien è tutt’altro che unico. Le sparizioni come la sua sono diventate frequenti in alcune zone rurali del Vietnam, molti abitanti del villaggio pensano che se una ragazza è scomparsa da più di un paio di giorni deve essere già dall’altra parte del confine.
Le statistiche ufficiali del dipartimento di polizia generale del Vietnam mostrano che tra il 2011 e il 2017 ci sono stati 2.700 casi di traffico di esseri umani segnalati, che hanno coinvolto circa 6.000 vittime principalmente da famiglie povere nelle aree rurali, con scarso accesso all’istruzione o ad opportunità economiche.
Si ritiene che le cifre ufficiali siano sminuite dal numero di casi non segnalati. La polizia dice che vendere bambini come spose è diffuso nelle province vicino al confine con la Cina, ed è in aumento.

In Cina, dove gli uomini sono più numerosi delle donne di 34 milioni – molto più dell’intera popolazione del Texas – i siti web offrono alle spose straniere di colmare il divario. Il servizio ha un prezzo: di solito intorno ai $1,500.

Meno del prezzo di un bufalo

Alcune di queste donne sono attirate in Cina con false promesse di lavoro e vite migliori, ma finiscono costrette a sposarsi o addirittura in bordelli per diventare schiave del sesso. Alcuni sono ingannate da qualcuno di cui si fidano – un parente, un amico, a volte persino un fidanzato che promette di sposarle, ma invece le vende. Alcune ragazze vengono drogate e poi portate oltre il confine.
Altre ragazze vengono abbandonate volontariamente dalle famiglie costrette a credere che riceveranno una dote (spesso “meno del prezzo di un bufalo”, direbbero gli abitanti del villaggio, di solito tra i $600 e i $2,200), quando invece le loro figlie vengono poi rapite e vendute.
Una volta che le donne si sposano per vari motivi restano in Cina. Alcune sono effettivamente imprigionate dai loro nuovi mariti, mentre altre hanno troppa paura di tornare, poiché lo stigma che portano significa che non potranno più risposarsi in Vietnam.

All’asta

Ma Thi Mai è stata venduta dal suo fidanzato. “Dopo la morte del mio primo marito, un uomo ha ottenuto il mio numero da un conoscente e ha cercato di contattarmi”, ricorda.
Ben presto si infatuarono l’un l’altro – o almeno così pensò. In sole due settimane le aveva chiesto di lasciare la sua casa sulle colline terrazzate del villaggio di Lao Chai per visitare la sua famiglia a Lao Cai, una città di confine separata dalla Cina da una confluenza di due fiumi. È noto come punto di passaggio per i trafficanti di esseri umani.
Mentre attraversavano il fiume nel cuore della notte su una zattera, Mai non sapeva che stavano entrando in un altro paese. Non aveva mai viaggiato così lontano dalla sua città natale.
“Non sapevo che fosse la Cina fino a quando non ho visto le insegne in lettere diverse e la gente parlava in una lingua diversa”, dice Mai. “Mi ha venduto ad una donna cinese, che poi mi ha venduto ad altri uomini”.
Mai è diventata una schiava dei tempi moderni. Venne venduta e messa all’asta almeno cinque volte, e fu tenuta costantemente sulla strada.

Nessun supporto

Thanh Thuy, manager di una ONG che fornisce aiuto a donne e bambini sfuggiti alla schiavitù sessuale e al traffico di esseri umani, dice che le vittime soffrono di traumi psicologici. “Non si sentono più al sicuro e protetti”, dice.
Fuori dalle seimila vittime identificate dal Dipartimento di Polizia Generale del Vietnam, solo circa 600 sono tornate in Vietnam.
Tra loro c’è Cau, una studentessa Hmong che fu rapita dalla zia di uno dei suoi amici e portata in Cina quando aveva 17 anni. La zia vendette poi Cau e la sua nipote ai trafficanti. Dopo tre mesi è riuscita a scappare dalla casa in cui era tenuta ed è corsa verso la più vicina stazione di polizia. La sua descrizione aiutò la polizia a localizzare la casa in cui era stata trattenuta. I trafficanti cinesi furono arrestati, ma i vietnamiti erano già scappati. Il Vietnam manca di un meccanismo di rimpatrio completo per reintegrare le vittime della tratta di esseri umani.
Le donne che si sono recate volontariamente in Cina – anche quelle attirate sotto false pretese – non si qualificano per nessuna delle iniziative statali che offrono sostegno finanziario o psicologico. Lo stesso vale per quelle donne che sfuggono ai loro trafficanti e tornano in Vietnam. Queste donne sono in qualche modo le più vulnerabili. Le loro ferite non guariscono mai completamente a causa della discriminazione che possono subire.
“Nella nostra società, c’è ancora una risposta comune nei confronti della tratta di esseri umani: incolpare le vittime”, dice Thuy. “Molte persone etichettano ancora le vittime come ‘ragazze cattive che meritano di essere vendute’, o ‘persone pigre e avide che vogliono guadagnare soldi facilmente'”. Tali reazioni aggravano i loro traumi passati. Arrivano a percepire se stesse come fa la società e iniziano a incolparsi.

Traduzione a cura della Laogai Research Foundation: “L’altra Cina: in ricordo di Harry Wu”


Fonte: inkstonenews.com, 18 giu 18
English article: Sold to China: Vietnam’s 6,000 child brides

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