Veleno dai metalli pesanti: Pechino arresta i giornalisti, invece che aiutare i malati

Decine di migliaia di poliziotti sono arrivati ieri a Zhentou, nella zona dove persone e suolo sono stati avvelenati dai metalli pesanti scaricati nell’ambiente dalla ditta chimica Xianghe. Le autorità vogliono impedire nuove proteste di piazza. Ma i residenti osservano che non c’è uguale sollecitudine nel procurare loro cure mediche e mezzi di sostentamento.

I metalli pesanti (indio e cadmio) che la ditta ha diffuso nell’ambiente hanno causato almeno 5 morti e oltre 500 malati. Numero destinato a salire, dato che finora sono state visitate solo le 2.888 persone che vivono entro un raggio di 1,2 chilometri dalla ditta, ma l’inquinamento è molto più esteso. Inoltre il terreno è avvelenato e inadatto alla coltivazione e i residenti non hanno altri mezzi di sostentamento.

Le autorità sembrano preoccupate di contenere lo scandalo, piuttosto che aiutare la popolazione: la polizia ha portato via o trattenuto almeno 8 giornalisti. Anche perché l’intera Cina assiste al disastro e si chiede come sia potuto accadere.

Il sindaco e i funzionari di Liuyang si sono recati casa per casa per dissuadere i residenti a fare altre proteste pubbliche. Ma questi rispondono che possono ottenere aiuto medico e un indennizzo solo continuando ora le proteste, dicono che hanno paura di essere poi “dimenticati” da governo.

Per anni la ditta Xianghe ha detto che produceva semplice solfato di zinco, mentre lavorava con l’indio, un metallo raro molto usato per i cristalli liquidi degli schermi (computer, televisori, telefoni cellulari e altro) e dei pannelli solari. Il metallo è molto tossico e per il suo trattamento occorre una speciale autorizzazione e un attento trattamento dei rifiuti. L’Ufficio per la protezione ambientale non ha mai fermato tale produzione, ora dice che l’uso illegale dell’indio è avvenuto solo per pochi mesi nel 2006 ed è cessato dopo che l’hanno ammonita nel febbraio 2007.

Ma gli operai della fabbrica hanno detto al quotidiano South China Moning Post che la ditta ha prodotto l’indio dall’apertura nel 2004 fino alla chiusura lo scorso giugno.

L’operaio Lun Shenqiao spiega che la ditta era avvisata delle ispezioni almeno due giorni prima, per cui poteva fermare e occultare la produzione di indio.

Xiong Zanhui, vicesindaco di Liuyang, è stato arrestato con l’accusa di avere ricevuto tangenti per 100mila yuan dalla ditta per garantirle il sostegno e la copertura del governo. Sono pure in carcere il proprietario della ditta, Luo Xiangping, e 4 suoi dirigenti.

Ma i residenti osservano che la produzione di indio era troppo vasta per essere coperta solo da pochi funzionari, anche perché loro avevano presentato ripetute petizioni e la ditta era stata anche multata per 200mila yuan ma non chiusa, perché si era impegnata a modificare l’attività. In una recente lettera l’Ufficio per la protezione ambientale respinge le accuse dei residenti e osserva che la ditta ha speso 7 milioni di yuan per costruire un impianto per il trattamento dei rifiuti. La lettera precisa che da indagini sull’acqua non risulta alcun inquinamento.

La Cina è il maggior produttore di indio, di cui copre il 30% della domanda mondiale. Il suo prezzo è salito da meno di 600 dollari al chilogrammo nel 2003 ai 1000 dollari del 2006. A seguito di questo aumento, la ditta Xianghe ha moltiplicato la produzione, arrivando a produrne fino a 300 chilogrammi al mese. Ogni chilogrammo portava un guadagno di circa 7mila yuan (circa 700 euro) per il proprietario.

Fonte: AsiaNews, 6 agosto 2009

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