UNO SVILUPPO LEGITTIMO?

La Cina vorrebbe investire prossimamente cinquanta miliardi di dollari nella costruzione di trenta nuovi reattori nucleari (passando così dagli attuali 8,7 miliardi di kilowatt ai futuri 40 miliardi in tredici anni circa) da realizzare prevalentemente nella zona costiera. Molte sono le aziende interessate al progetto fra le quali la Mitsubishi e la General Electric. L’americana Westinghouse si è aggiudicata la prima commissione per la realizzazione dei primi quattro reattori (due nella regione dello Zhejiang e due nel Guangdong) che si andranno ad aggiungere a quelli attualmente in funzione. Il gruppo Areva consegnerà invece al gigante asiatico, fra il 2013 ed il 2015, due reattori destinati ad essere installati a Taishan. Anne Lauvergeon, presidente del gruppo nucleare francese, ha dichiarato che il suo paese “si inserisce così in modo stabile nel sistema cinese” visto che l’accordo prevede una joint venture con il gruppo cinese CGNPC (China Guangdong Nuclear Power Corp.). Entro il 2025 inoltre la Repubblica Popolare Cinese intende ridurre l’importazione dell’uranio dall’estero, aumentando così la sua autonomia e di conseguenza il suo potere politico, costruendo un generatore di plutonio. Il governo di Pechino ha dichiarato che l’intenzione è quella di compensare il prevedibile rincaro dei prezzi energetici che sarà causato dalla prossima fase di esaurimento/scarsità del greggio. 
Prescindendo dalle polemiche sull’energia nucleare, tornate peraltro alla ribalta negli ultimi anni anche nel nostro paese, un’accelerazione simile a quella progettata da Beijing non può che essere considerata, almeno da un certo punto di vista, ammirevole. Intendo che in un’ottica di sviluppo, anche se puntare sulle energie “verdi” come intenderebbero fare gli Stati Uniti è senza dubbio la scelta più coraggiosa e lungimirante che si possa fare, è chiaro che mettere al riparo il paese da una futura crisi energetica è una cosa legittima e indiscutibilmente giusta. Il punto che bisogna sollevare purtroppo è un altro ed è sempre lo stesso: quello del virus della dittatura capital comunista che avvelena il profitto e rende simili sforzi pericolosi per gran parte del popolo cinese e forse anche per quello di molti altri paesi (compreso il nostro che proprio in virtù di questo sistema politico si ritrova a competere con un apparato produttivo di fatto imbattibile). Chiediamoci per esempio quanto costerà in termini di vite umane la costruzione di questi reattori, non tanto per quanto riguarda la manodopera utilizzata direttamente nell’operazione, parlo piuttosto di tutti quelli che subiranno le conseguenze di un futuro consolidamento dell’attuale regime. Pensiamo un attimo alla già scarsa preoccupazione che i governi occidentali dimostrano nei confronti della violazione dei diritti umani in Cina, in Tibet e alla tolleranza dimostrata da Stati Uniti ed Europa nei riguardi di una politica volta a tutelare interessi di paesi come l’Iran e l’ex Birmania. Credete forse che multinazionali come il colosso francese Areva o la Westinghouse non abbiano alcun peso sulle scelte politiche dei governi dei loro rispettivi paesi? Ovviamente è fin troppo evidente che quest’influenza, da noi denunciata in tante occasioni, aumenterà proporzionalmente all’aumentare dell’interesse economico.
La domanda che dovrebbe martellarci continuamente è la seguente: Com’è possibile che i nostri governi e i nostri rispettivi gruppi imprenditoriali non si rendano conto che una scelta basata sul profitto immediato non è lungimirante quando si ha a che fare con un governo, quello cinese, che gioca al tavolo del commercio globalizzato seguendo tutto un altro regolamento? E ancora: E’ possibile che noi si sia, a tal punto oramai, con l’acqua alla gola da non riuscire a mettere in atto una politica volta alla tutela, prima di tutto commerciale, basata sulla lunga durata?
Disorganizzazione, avidità, paura ed ignoranza sono più che mai malanni attuali che affliggono un sistema che dimostra di aver perso, nella migliore delle ipotesi, una visione d’insieme.

Marco Martinelli

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.