Una visione tibetana dell’accordo del Vaticano con la Cina

Alla fine di settembre la Cina e il Vaticano hanno raggiunto un accordo sulla nomina dei vescovi cattolici alla Cina continentale. L’accordo cerca di colmare la divisione tra le due frazioni cattoliche cinesi, di cui una è fedele a Pechino e l’altra al Vaticano.

Questa foto è stata scattata il 28 febbraio 2018 mostra monaci buddisti tibetani mentre distendono un gigantesco dipinto di thangka , durante il capodanno tibetano, al monastero di Gartse a Guashize, nella contea di Tongren sul Qinghai – Altopiano del Tibet. (Foto di Johannes Eisele / AFP)

L’articolo qui sotto è stato pubblicato da UCA News :

Dopo anni di negoziati, il Vaticano e la Cina hanno finalmente annunciato a fine settembre che era stato raggiunto un consenso sulla nomina dei vescovi cinesi e le due parti hanno firmato un accordo provvisorio.

Come spettatore tibetano, non ero ottimista riguardo all’accordo. Sono stato oggetto di violazioni da parte del governo cinese per più di 60 anni.

I cattolici in Cina sono stati divisi tra la chiesa  fedele al PCC e la chiesa sotterranea fedele al Vaticano.

Ora, Papa Francesco dice che ha la decisione finale sulla nomina dei vescovi, non spetta a Pechino. Il Papa ha riconosciuto otto vescovi illegali nominati dalla Cina e ha ammesso che l’accordo sarebbe stato doloroso per i cattolici che avevano sofferto.

Il Vaticano potrebbe pensare che l’accordo sarà un successo in quanto permetterà alla Cina di accettare il Papa come leader della Chiesa cattolica cinese e può dare ai cattolici cinesi più indicazioni.

Ma guardiamo ai risultati dell’accordo sessantacinquennale tra il Tibet e il governo cinese prima di diventare troppo ottimisti.

Il 23 maggio 1951, i governi tibetano e cinese firmarono “l’accordo in 17 punti per la pacifica liberazione del Tibet”, in cui si afferma: “il governo centrale non cambierà l’attuale sistema politico in Tibet e l’autorità del Dalai Lama. I funzionari tibetani di tutti i livelli conserveranno i loro ruoli”.

Promette anche di: “Rispettare le credenze religiose e le abitudini del popolo tibetano e proteggere il Tempio dei Lama”.

In realtà, il Partito Comunista Cinese (PCC) non ha mai rispettato l’accordo. L’esercito cinese arrivò a Lhasa e presto stracciò il documento e costrinse il Dalai Lama e il governo tibetano all’esilio in India.

Un altro esempio è la “Legge sull’autonomia etnica regionale” relativa al Tibet, che in teoria conferiva alle minoranze etniche il diritto all’auto amministrarsi. Ma il PCC ha rispettato questa legge? L’enorme numero di proteste tibetane, compresi i 152 manifestanti che si sono dati fuoco, ci dà una risposta agghiacciante.

Il governo cinese ha anche firmato il Patto internazionale sui diritti economici, sociali e culturali; la Convenzione sull’eliminazione di tutte le forme di discriminazione razziale; la Convenzione sulla prevenzione e la punizione del crimine di genocidio; e la Convenzione internazionale sulla repressione e punizione del crimine dell’apartheid.

Il governo del PCC ha rispettato una qualsiasi di queste convenzioni? Il record della Cina sulla violazione dei diritti umani ci dice “no”.

Il governo cinese non si conforma nemmeno alle sue leggi o alla sua costituzione.

Ironia della sorte, l’accordo con il Vaticano riflette la violazione del PCC dell’articolo 36 della sua costituzione, che stabilisce che “i cittadini della Repubblica popolare cinese hanno libertà di credo religioso” e “i gruppi religiosi e le questioni religiose non sono soggetti ad alcuna influenza straniera”.

Ciò solleva la questione se l’accordo sino-vaticano sia veramente possibile?

L’accordo significa che il governo cinese dovrebbe abbandonare il suo principio, e la parte cinese è molto chiara sui risultati dell’abbandono.

A giudicare da quanto sopra, il cosiddetto impegno del governo cinese è solo per convenienza politica, e l’ultimo accordo verrà sciolto una volta raggiunti i suoi obiettivi.

L’essenza dell’autocratico governo comunista cinese determina che la religione è solo uno strumento per consolidare il suo dominio. Inoltre, la vera religione non ha spazio sotto il dominio del Partito comunista cinese – i tibetani ne sono convinti.

Da quando il regime comunista cinese è salito al potere, ha continuato a sopprimere ogni tipo di religione.

Per il buddismo tibetano hanno raso al suolo i templi, espulso migliaia di monaci, istituito organizzazioni di partito nei monasteri ed hanno istutito collegi buddisti per la gestione della reincarnazione.

Per il cristianesimo, centinaia di chiese e migliaia di croci sono state demolite, i fedeli sono stati espulsi e la chiesa cattolica sotterranea è stata soppressa.

Per l’Islam, milioni di uiguri sono stati collocati in campi di rieducazione.

Dopo l’insediamento del presidente cinese Xi Jinping, ha intensificato il giro di vite sui circoli religiosi, costretto il buddismo tibetano ad “adattarsi al socialismo” e ha rafforzato “una nuova interpretazione degli insegnamenti del buddismo tibetano”.

Quando il PCC è capace di tutti i mali, mette in dubbio i motivi per cui ha firmato l’accordo con il Vaticano.

Poiché il governo cinese sopprime pesantemente tutte le religioni, è difficile immaginare che la Cina tratterà bene le comunità cattoliche e i suoi credenti.

Il Vaticano deve affrontare l’egemonia del PCC, che si basa sulla Teoria del buio a muso duro cuore di pietra, e uccide le persone senza vergogna e crudelmente.

Nel corso degli anni, la gente auspica che i contatti del Vaticano con il governo cinese possano migliorare la situazione dei cattolici cinesi e che il governo cinese migliorerà le sue politiche su tutte le religioni. Tuttavia, dal recente comportamento da parte di Xi Jinping nei confronti di tristi avvenimenti religiosi quella speranza sta diventando sempre più un sogno.

Il Tibet è occupato dal governo cinese, che ovviamente non è paragonabile alla situazione del Vaticano. Tuttavia, la politica religiosa imposta al Tibet dopo l’occupazione della Cina può essere istruttiva e il Vaticano deve essere cauto.

Kung Lap Yan, professore associato presso l’Università cinese di Hong Kong, ha dichiarato: “non importa quanto guadagna la Chiesa cattolica, alla fine andrà perso”.

Traduzione a cura della Laogai Research Foundation Italia ONLUS


Fonte: UNPO, 16/10/2018

Versione inglese: Tibet: Agreement Between The Vatican and Beijing Does Not Inject Optimism

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