Una storia australiana mostra fin dove può arrivare la Cina per mettere a tacere le voci critiche

Le pressioni cinesi sull’Australia sono sempre più ingombranti, attirando sempre più attenzione. Gli ufficiali dell’agenzia di sicurezza cinese si sono accampati per due settimane negli uffici di Pechino di un migration agent che fa pubblicità su un giornale indipendente in lingua cinese, tormentandolo affinché ponesse fine alle sue inserzioni, cosa che poi ha fatto.

Altri inserzionisti in Australia sono stati convocati nei consolati cinesi per ‘chiacchiere amichevoli’, durate diverse ore, con l’obiettivo di convincerli a tagliare i fondi ai media indipendenti critici.

Sembra che Apple abbia chiesto che le proprie pubblicità non finissero su due giornali australiani indipendenti per paura di fare arrabbiare la Cina.

Dimenticate la Russia

I tentativi da parte del partito comunista cinese di influenzare la politica internazionale stanno provocando un crescente allarme in tutto il mondo.

Solo per limitarci all’Australia, un libro che criticava i tentativi d’influenza cinese ha faticato a trovare un editore, il governo federale di Canberra ha redatto una legge che rende illegali le interferenze e le donazioni politiche straniere e addirittura un ex consigliere del primo ministro ha parlato dell’argomento con la Us House Armed Services Committee (Commissione per i servizi armati della Camera, la commissione permanente della Camera dei rappresentanti degli Stati Uniti).

Mentre alcune tra le azioni segrete compiute dai cinesisono state difficili da individuare pubblicamente, Maree Ma, la direttrice generale dell’australiana Vision Times Media, ha descritto recentemente il modo in cui il governo cinese sta interferendo con successo nelle operazioni delle società che operano all’interno del settore dei media australiani.

Parlando durante un convegno che si è tenuto presso il Lowy Institute, cui ha partecipato anche Business Insider, Ma ha detto che in Australia i media in lingua cinese affrontano e subiscono delle pressioni particolari sconosciute ad agli altri media nazionali. Ha poi descritto un incidente che illustra bene il modo in cui la Cina sta provando a zittire i giornali indipendenti in lingua cinese venduti in Australia.

“C’è un migration agent che ha un ufficio sia qui in Australia sia a Pechino. In realtà è molto vicino a noi, e pubblica inserzioni pubblicitarie per noi da un po’ di anni”, ha detto Ma.

“Ma da quando ha aperto l’ufficio a Pechino — un paio di settimane prima che ritirasse il suo contratto pubblicitario dal nostro giornale — il Dipartimento [della Sicurezza] di Stato Cinese si è letteralmente accampato nel suo ufficio per circa due settimane, disturbandolo in continuazione al punto che lui non riusciva proprio a lavorare”.

Dopo aver descritto le “pressioni” subite dagli agenti dei servizi segreti e della sicurezza cinesi, l’inserzionista ha quindi tolto le sue inserzioni “dal nostro giornale in Australia, in tutta l’Australia”, ha detto Ma.

Ma, che ha recentemente tenuto un colloquio riservato con il governo federale illustrando ulteriori esempi d’interferenza straniera, ha descritto anche il modo in cui ci si rivolge agli inserzionisti pubblicitari che hanno la loro base in Australia.

“Alcuni dei nostri inserzionisti sono stati trascinati nel consolato cinese, non dirò quali, ma [un’inserzionista] è stato torchiato per tre ore in una ‘chiacchierata amichevole’. Le è stato detto di non dirlo a nessuno”, ha detto Ma.

Simili azioni da parte del governo cinese sembrano un mezzo per intimidire e tagliare il sostegno finanziario al giornalismo indipendente, nella speranza che molti inserzionisti boicottino una pubblicazione costringendola o a chiudere o ad accettare i finanziamenti e la linea editoriale statale.

Queste pressioni fungono anche da avvertimento, incoraggiando le aziende ad auto-censurare le proprie inserzioni.

Ed è una tattica che potrebbe avere funzionato anche in passato.

Per più di due anni, infatti, gli operatori telefonici non hanno fatto pubblicità di prodotti Apple su due giornali australiani indipendenti in lingua cinese, pare su richiesta della stessa Apple. Maree Ma ritiene che i due giornali siano stati messi nella lista nera per motivi politici dal momento che il gigante informatico vuole proteggere i propri affari in Cina.


Business Insider, 21/05/2018

English article, Business Insider: One chilling story shows how far China will go to silence critics

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