Una maglietta scatena la Cina contro Versace

La scritta sulla t-shirt rende sovrane Macau e Hong Kong. Le scuse della stilista su Facebook: «Uno sfortunato errore»

Nessuno pretende che gli stilisti italiani oltre a essere un pilastro del Pil e i migliori al mondo siano abbonati a Limes. Ma fra essere un esperto di geopolitica e masticare i fondamentali della geografia da scuola media c’è una certa qual differenza. Quella che impedirebbe a certe multinazionali di scatenare, a colpi di T-shirt, gravi incidenti diplomatici.

Eppure, nonostante si tratti di marchi con boutique sparse ovunque nel globo terracqueo, un altro grande stilista di casa nostra, Versace, è incappato in una pesante gaffe. E un’altra volta parte offesa è la Cina. Dopo il caso Dolce & Gabbana che in un video postato su Instagram del novembre scorso si prendevano gioco di una modella alle prese con il maldestro connubio spaghetti-bacchette, ora è il marchio un tempo legato alla medusa a finire nella bufera politica amplificata dai social.

Nel caso di Dolce & Gabbana lo scivolone era contenuto in tre video ritirati con tempismo, mentre stavolta è stampato a chiare lettere su centinaia di t-shirt e felpe da 380 dollari l’una: nomi di città abbinate allo Stato di appartenenza. Non tutte però. Sul cotone tinta avorio sono uniti dal trattino New York e gli Usa, Macau e Macao e Hong Kong con il ben noto Stato di Hong Kong, come se si trattasse di metropoli indipendenti dalla sovranità del Dragone. Che ovviamente non ha gradito, soprattutto dopo le crescenti proteste nell’ex colonia britannica. La reazione è arrivata a stretto giro di tweet.

La prima a ribellarsi è stata la testimonial del brand Versace nel Paese, l’attrice Yang Mi, che ha annunciato di volere rompere la collaborazione in quanto «estremamente offesa». Il tam-tam dei social è proseguito con l’hashtag «Versace sospettata di supportare la secessione di Hong Kong e Macao» che secondo il South China Morning Post ha collezionato 400 milioni di visualizzazioni sulla piattaforma Weibo. La gaffe di Versace (che su Facebook è accusata di attentare alla sovranità nazionale) si inserisce in un momento molto delicato nel rapporto tra la Cina e Hong Kong, l’ex colonia britannica diventata una regione amministrativa speciale della Cina nel 1997.

Da circa due mesi Hong Kong è scossa da forti proteste contro il governo cinese e le autorità locali per il disegno di legge sull’estradizione forzata. Il responsabile per gli affari di Hong Kong, Zhang Xiaoming, l’ha definita la crisi peggiore dal ritorno della città sotto il governo cinese. Così come fecero a loro tempo Dolce & Gabbana – che si prostrarono in un video chiedendo scusa (con sottotitoli in mandarino) alla Cina e dichiarandosi che si concludeva con la parola «duibuqi», pronunciata con aria pentita.

Stavolta, a scusarsi profondanente, è stata la «regina» del marchio, Donatella Versace, con un post sul proprio account Facebook. «Mi dispiace profondamente – scrive – per lo sfortunato recente errore che è stato fatto dalla nostra azienda e che è attualmente in discussione su vari canali social media. Non ho mai voluto mancare di rispetto alla sovranità nazionale della Cina ed è per questo che ho voluto chiedere personalmente scusa per tale imprecisione e per ogni malumore che possa aver causato».

La stilista e sorella di Gianni specifica inoltre che «l’azienda si scusa per il design del suo prodotto» spiegando che il richiamo della t-shirt è già avvenuto a luglio. E conclude: «Il brand si assume la responsabilità e sta valutando le azioni per migliorare il modo in cui opera giorno dopo giorno per diventare sempre più consapevole».Magari anche solo attraverso una puntatina sul web.

Fonte: La Stampa,12/08/2019

English article;SCMP:

Versace in trouble for tops implying Hong Kong is not part of China, brand ambassador Yang Mi ‘outraged’

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