Una libertà formale

In Cina da quando esiste il regime creato da Mao Tse-tung nel 1949 le autorità politiche cercano di mettere sotto controllo la Chiesa cattolica. Ancora oggi, nonostante le apparenti aperture, stare apertamente col Papa significa, di per sé, sfidare il regime. Il martirologio cinese vanta molti eroi, sia laici che religiosi, che si sono rifiutati di piegarsi ai diktat dei comunisti, pagandone il prezzo. Uno dei più famosi, Kung Pin Mei, successivamente fatto Cardinale, rimase in galera per oltre trent’anni. Oggi però il regime comunista cinese  perseguita la chiesa non tanto con la violenza e il carcere, quanto con la tentazione e la dissimulazione. I vescovi che non si piegano ad entrare nella “Chiesa patriottica” sono tenuti lontani dalle loro diocesi per mesi alla volta. Portati in carcere? No, portati a banchettare a spese del governo (mentre i loro fedeli devono combattere con la povertà.) La tentazione di dire “in fondo, che male c’è?”è veramente pesante,  visto che accettare di far parte della Chiesa patriottica consente una parvenza di libertà anche religiosa. Alcuni anni fa, a Londra, incontrai un seminarista cinese che soggiornava in un ostello gestito da cattolici vicini al Rinnovamento carismatico inglese. Stupita che ci fossero seminaristi cinesi liberi di girare il mondo e parlare con chi volevano, gli chiesi notizie dirette della Chiesa ufficiale, patriottica. In risposta, da allegro e ciarliero che era si rabbuiò all’istante e disse, a testa china e con l’aria di ammettere una grave colpa, di far parte appunto della Chiesa ufficiale, riconosciuta dal regime cinese ma non da Roma. Ecco spiegata la sua presenza a Londra, libero di parlare ad esempio con me. La tentazione di dirgli di non prendersela era forte: perché opporre una dolorosa resistenza quando collaborare con le autorità comuniste permette di studiare e professare in pace la propria fede?  Ma tenni per me i miei dubbi. Perché è proprio a questo che mira la libertà concessa dal regime a chi aderisce alla Chiesa patriottica: seminare il dubbio. Come il serpente che dice ad Eva “è solo una mela, che male c’è?” così il regime comunista dice ai cattolici cinesi e al mondo “è solo una formalità, in cambio avrete libertà…”. Il corollario di questa apparente libertà l’ho scoperto l’anno scorso, parlando con Harry Wu, scampato a 19 anni nei campi di lavoro e rieducazione cinesi, dove era stato internato nel 1958 per la sola colpa di essere cattolico. Quello di pastore cristiano, ha raccontato Wu, è uno dei mestieri a tempo che il Partito comunista assegna a chi crede meglio, a incarichi di tre anni alla volta. Ridurre il sacerdozio a un mestiere come un altro, per sottolineare l’assoluta interscambiabilità degli esseri umani fra loro, coerentemente con la visione marxista secondo cui ognuno di noi non è niente di più che un aggregato di neuroni: ecco cosa significa la libertà per il Partito comunista al potere. Dopo aver fatto il sacerdote uno passa indifferentemente a fare il cuoco o il professore …. A seconda della programmazione statale. Ciò spiega il gesto clamoroso di Ma Daquin, ordinato vescovo all’inizio dello scorso luglio.  Mons.Ma ha rifiutato l’imposizione delle mani da un vescovo scomunicato e si è dimesso dall’Associazione patriottica, rivendicando la libertà religiosa che la costituzione cinese garantisce, ma i regolamenti sulle religioni tradiscono.  A questo schiaffo le autorità hanno reagito portandolo, appena ordinato,  a “riposare” nel seminario di Sheshen, non si sa per quanto. In sua assenza sicuramente la Chiesa patriottica provvederà a fornire un rimpiazzo convincente. Lodiamo Dio per gli esempi di eroismo che ci arrivano dalla Cina e portiamo davanti al Roveto Ardente i fratelli perseguitati e tentati, assieme ai destini della nostre coscienze. Perché in Occidente il banchetto sta per finire, e siamo chiamati a scorgere le tracce del carcere invisibile che già ci sta avviluppando.

Alessandra Nucci

Fonte: Rinnovamento nello Spirito, luglio 2012

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.