Una Lady in Vaticano: Aung San Suu Kyi dal Papa in nome degli ultimi.

La leader dell’opposizione birmana lunedì 28 in udienza da Francesco: parleranno delle persecuzioni a Yangoon

ROMA — Aung San Suu Kyi, premio Nobel per la Pace e leader democratica birmana diventata un simbolo internazionale della resistenza pacifica di fronte all oppressione, sarà ricevuta domani mattina in udienza da Papa Francesco. Un incontro in qualche modo storico all’insegna dell’impegno per i diritti umani e religiosi in Asia. Sempre domattina il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano la incontrerà al Quirinale alla presenza del ministro degli Esteri Emma Bonino. Poi. San Suu Kyi vedrà anche il premier Enrico Letta .

Solo nei giorni scorsi la leader birmana ha potuto ritirare a Strasburgo dopo 23 anni il premio Sakharov di cui è stata insignita da parte del Parlamento europeo, dal momento che la sua libertà è stata sottoposta a pesanti restrizioni da parte del regime militare birmano al potere che ha contrastato in maniera non violenta seguendo gli insegnamenti del Mahatma Gandhi. L’ incontro con il Pontefice assume una particolare importanza, in relazione a due emergenze umanitarie che coinvolgono il continente asiatico.

La prima è quella del traffico di esseri umani. La seconda è quella della tutela della libertà di tutte le confessioni religiose. Dai cristiani ai musulmani che ad esempio in Birmania sono oggetto di un’intolleranza sfociata in pogrom costati la vita un centinaio di persone in un anno (con 130-140 mila sfollati). Di recente Suu Kyi, che è stata eletta nel Parlamento del suo Paese come presidente del suo partito, La Lega Nazionale per la Democrazia il 1° aprile del 2012, e che è stata accusata di negare la persecuzione dei musulmani, ha criticato una legge che vieta alle famiglie del gruppo dei rohingya di poter avere un numero maggiore di due figli rispetto a quello stabilito per legge: «Se vero, è illegale. Una discriminazione. Viola i diritti umani».

La norma si applica a due aree nelle quali si concentrano i rohingya, una popolazione senza cittadinanza che per l’Onu è invece tra le etnie più perseguitate del mondo. In questo modo il premio Nobel che si candiderà alle elezioni presidenziali nel 2015 si è pronunciata su un tema di principio che in patria resta impopolare: i connazionali, in stragrande maggioranza buddhisti, fanno coincidere fede e identità e nutrono sentimenti ostili verso i musulmani, ritenuti «non birmani».

Il traffico di esseri umani è un problema che Francesco ha particolarmente a cuore, come si è visto con i suoi numerosi interventi sull’emergenza umanitaria nel Mediterraneo e non solo. San Suu Kyi ha appena concluso un viaggio in Irlanda ed in Inghilterra, dove l’anno scorso ha tenuto un discorso alla Westminster Hall; un onore riservato, in passato, a pochi capi di Stato e a Benedetto XVI, e ha ricevuto il dottorato a Oxford, l’università dove ha studiato da giovane e ha festeggiato il 67esimo compleanno con faccia a faccia con il Dalai Lama. Sempre in Inghilterra la San Suu Kyi ha stretto rapporti con docenti e istituzioni educative dei gesuiti, dalle cui file, com’è noto, proviene Papa Francesco. Al Premio Nobel per la pace, questo pomeriggio verrà conferita anche la cittadinanza onoraria della Capitale in una cerimonia al Campidoglio.

Corriere della Sera 27/0ttobre/ 2013

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