Un summit tibetano per uscire dal tunnel delle auto-immolazioni

La comunità tibetana in esilio ha deciso di riunirsi in seduta plenaria, per la prima volta in 4 anni, per riflettere sulle auto-immolazioni che stanno avvenendo in Tibet e proporre una nuova politica che possa fermare questa serie di suicidi. Oltre 400 tibetani da tutto il mondo – delegati eletti nelle varie comunità della diaspora – si riuniranno il 27 settembre a Dharamsala, sede del governo del Dalai Lama sin dalla fuga da Lhasa, per 4 giorni di discussioni e dibattiti. Il primo ministro in esilio, Lobsang Sangay, spiega: “Abbiamo convocato questa riunione a causa delle auto-immolazioni. Spingerò i delegati a trovare una soluzione comune che possa in qualche modo rispondere alla disperazione del nostro popolo rimasto in patria. Tutti i tibetani, in tutto il mondo, comprendono che questi atti sono stati compiuti a causa della repressione del governo cinese, ma dobbiamo fare in modo che la sofferenza espressa dai nostri compatrioti non vada sprecata”. Secondo il governo tibetano in esilio, negli ultimi 3 anni si sono verificate 51 auto-immolazioni: monaci, monache e anche laici che vivono in Tibet hanno scelto di darsi fuoco in luoghi pubblici per chiedere il ritorno del Dalai Lama in patria, la fine della repressione comunista e una piena libertà religiosa. Di questi, 41 sono morti a causa delle ustioni riportate. Invece di adottare una politica conciliatoria, il Partito comunista in Tibet ha aumentato il livello di repressione nella regione. I monasteri della zona sono blindati e guardati a vista dalla polizia speciale, le lezioni di lingua tibetana sono proibite, la pratica religiosa è di fatto impedita. Il Partito è arrivato a proibire le auto-immolazioni “pena una condanna in carcere di 5 anni”. La questione è complessa e delicata. Da una parte c’è la posizione di coloro che vivono nella regione, una delle più colpite dalla violenza e dall’autoritarismo del regime comunista; dall’altra c’è la dottrina buddista, che predica il pieno rispetto di ogni forma di vita a cominciare dalla propria. Il Dalai Lama, leader spirituale della comunità, ha detto più volte di “comprendere” i motivi che spingono al sacrificio, ma ha chiesto ai suoi fedeli di “non sprecare” le proprie vite.

Fonte: Asia News, 25 settembre 2012

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