Un riassunto statistico delle detenzioni nei campi di lavoro negli ultimi 14 anni

Informazioni principali

I Campi di lavoro forzato sono stati uno strumento importante nella repressione da parte del Partito Comunista Cinese contro il Falun Gong negli ultimi 14 anni. I cittadini cinesi possono essere inviati nei campi di lavoro senza affrontare eventuali accuse formali e senza processo. È puramente fatto attraverso un decreto amministrativo. Le condizioni nei campi sono dure e spesso includono lavori di manodopera forzata, lavaggio del cervello e torture.

Le Nazioni Unite e varie organizzazioni per i diritti umani hanno criticato pubblicamente il sistema dei campi di lavoro in Cina, che il regime eufemisticamente lo definisce laogang o anche “rieducazione attraverso il lavoro”.

Ad oggi, il sito Minghui ha pubblicato i rapporti di 25.411 casi di detenzione nei campi di lavoro e 11.597 casi di detenzione dal 1999, dopo che la persecuzione del Falun Gong è iniziata ufficialmente.

Va notato che queste statistiche sono compilate solo sulla base di rapporti che sono stati ricevuti da Minghui. È ampiamente noto che molti, molti più casi non vengono denunciati perché le vittime temono rappresaglie contro se stessi e le loro famiglie se osano parlare. Inoltre, il “Grande Firewall della Cina”, un programma di censura Internet all’interno della Cina stessa, è riuscita a bloccare molti rapporti che stanno uscendo fuori dal Paese.

Panoramica statistica

Le statistiche mostrano che il maggior numero di detenzioni avvengono nel nord-est della Cina (Heilonjiang, Shenyang, e Jilin), insieme a Hebei e Shandong. Sichuan e Hubei seguono dopo.
Un certo numero di campi di lavoro sono diventati famosi per la brutalità vissuta dai praticanti all’interno delle loro mura.

Tra i campi ci sono: il Campo di Lavoro Masanjia (Provincia del Liaoning), il Campo di Lavoro di Wangcun (Shandong), il Campo di Lavoro di Gaoyang (Hebei), il Campo di Lavoro di Wanjia (Heilongjiang), il Campo di Lavoro di Heizuizi (Jilin) e altri ancora.
Il maggior numero di casi sono stati segnalati nel 2001, lo stesso anno in cui il regime comunista cinese ha messo in scena la falsa auto-immolazione in piazza Tiananmen. Vedendo il grafico la quantità dei casi continua per tutto il 2004 e comincia a retrocedere dal 2005.

Dopo che i tentativi di esporre la brutalità sono diventati sempre più diffusi, in particolare dopo la pubblicazione del rapporto Bloody Harvest nel 2006, il numero di nuove detenzioni nei campo di lavoro è diminuito.

Il sistema dei campi di lavoro forzato in Cina iniziò nel 1950, quando il regime comunista cinese cominciò una massiccia soppressione di intellettuali e chiunque altro aveva opinioni divergenti dalla linea del partito.

Il sistema dei campi di lavoro è stato utilizzato più e più volte durante le successive e numerose “campagne politiche” di repressione da parte del PCC. La persecuzione del Falun Gong rappresenta l’ultima campagna per la quale il partito ha riportato di nuovo in funzione a pieno regime il sistema dei campi di lavoro forzato.

I praticanti sono stati sottoposti a maltrattamenti ancora più crudeli e duri rispetto ai gruppi precedenti. Le uniche cose di cui sono colpevoli questi praticanti sono la loro fede nel Falun Gong e il suo principio di Verità-Compassione-Tolleranza, e i loro sforzi per denunciare la brutale repressione da parte del PCC.

Alcuni sono stati anche inviati nei campi di lavoro forzato quattro o cinque volte.

Il duro lavoro è una componente importante della detenzione in questi campi. Il lavoro è intenso e spesso coinvolge lo stretto contatto con materiali tossici e numerosi altri pericoli. Le protezioni di sicurezza non sono quasi mai disponibili.

I praticanti che si rifiutano di lavorare o non sono in grado di finire il carico di lavoro pesante sono torturati, sottoposti a lavaggio del cervello o altrimenti maltrattati e abusati. Gli enormi profitti illeciti che provengono dalle tattiche di lavoro forzato sono condivise con altre forze dell’ordine.

Nel gennaio di quest’anno il regime cinese ha annunciato che avrebbe riformato o “spento” il sistema dei campi di lavoro forzato. In seguito molti campi di lavoro hanno cominciato a liberare i praticanti del Falun Gong. Ad esempio, la maggior parte dei praticanti detenuti nel campo di Xin sono stati liberati il 5 luglio 2013. Il campo di lavoro Femminile di Pechino ha iniziato a rilasciare le praticanti a maggio 2013, Ora praticamente non dovrebbe esserne rimasta nessuna. Il campo di lavoro di Xidayingzi della città di Chaoyang, nella provincia del Liaoning, ne ha recentemente rilasciati più di 10.

Conclusione

I casi inclusi in questo rapporto sono limitati alle informazioni ottenute attraverso il superamento del blocco dati. Infatti, il regime comunista considera tali fatti come segreto di stato e ha fatto di tutto per coprirli. Minghui si è dedicato alla raccolta di tali informazioni, rendendole pubbliche e cercando di sensibilizzare questi casi. La completa e fedele copertura di Minghui offre una fonte attendibile per le agenzie governative, le organizzazioni o i singoli individui.

L’annunciata chiusura del sistema del campo di lavoro non significa necessariamente che il regime comunista fermerà la sua brutalità contro cittadini innocenti. Piuttosto, è vista come una strategia per ridurre la tensione interna e la critica internazionale sugli abusi nei campi di lavoro. Mentre i detenuti del campo di lavoro sono recentemente diminuiti, secondo prove invece si è dimostrato che il regime comunista ha inviato più praticanti nelle prigioni e nei centri di lavaggio del cervello.

In altre parole, la persecuzione continua, anche se i metodi utilizzati possono essere cambiati.

Sono necessari supporto ed un impegno costante per esporre ulteriori dettagli sulla persecuzione tra cui il sistema dei campi di lavoro. Mentre sempre più persone sono consapevoli della profondità e dell’ampiezza della persecuzione, sarà sempre più vicino l’incontro tra la giustizia e il regime comunista…per tutto quello che ha fatto.

Clear Harmony,09 Agosto 2013

English Article:
http://en.minghui.org/html/articles/2013/7/21/141159.html

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