Un giornale del Partito silura la leadership di Hu Jintao e Wen Jiabao

Un’analisi dello Study Times, controllato dal Partito comunista cinese (Pcc), ha lanciato una potente bordata contro il presidente Hu Jintao e il premier Wen Jiabao, accusandoli di aver bloccato per molto tempo le riforme politiche e di rischiare una crisi di legittimità del Partito stesso. L’articolo è stato subito cancellato dai siti internet, ma si riesce ancora a trovare qua e là in alcuni microblog. Dopo 10 anni (2002-2012), Hu e Wen stanno per lasciare il potere subito dopo il Congresso del Pcc, che dovrebbe tenersi fra qualche settimana. Già da tempo i giornali del Partito osannano i 10 anni della loro leadership come “un decennio d’oro e di gloria”. In forte stile controcorrente, il vicedirettore dello Study Times, Deng Yuwen, ha elencato 10 problemi importanti che bloccano ancora lo sviluppo della Cina e accrescono il disamore della popolazione verso i loro leader. Il giornale Study Times appartiene alla Scuola centrale del Partito e diversi osservatori fanno notare che quella di Deng è un’analisi forse volta a fomentare la lotta per il potere che sta avvenendo dietro le quinte in prossimità del Congresso per il controllo del Politburo. Rimane però stupefacente che così presto sia potuta emergere una critica tanto serrata e tanto acuta del decennio di Hu-Wen mentre essi sono ancora in carica. Tanto più che molti dei problemi sottolineati sono stati spesso citati da dissidenti e attivisti. Deng elenca questioni come la stagnante ristrutturazione economica (con le mastodontiche imprese statali e il soffocamento dei privati); l’inquinamento; l’abisso fra ricchi e poveri; il controllo sulla popolazione, ormai superato dalla crescente vecchiaia dei cinesi; il certificato di residenza (che priva i contadini di diritti nelle città dove emigrano per lavoro); la crisi energetica (dovuta a un obsoleto modello di produzione); il degrado morale (con tutti i casi noti e meno noti di corruzione); l’umiliante e negativa immagine internazionale del Paese. Per tutti questi problemi, Deng mette in luce una sola causa: la mancanza di reali riforme politiche, in cui dare più spazio alla richiesta di maggior democrazia da parte della gente e maggior responsabilità e trasparenza del governo. “Le autorità – afferma Deng – dovrebbero almeno offrire qualche speranza, mostrando la loro sincerità con qualche azione concreta”. Va detto che negli ultimi anni soprattutto Wen Jiabao ha spesso parlato di maggior democrazia e di riforme politiche, ma non ne ha mai spiegato il contenuto, né fatto alcun passo. “Il più grande e più urgente problema per il Partito – egli dice –  è … la crisi sulla legittimità del suo ruolo. Ciò è dovuto al fallimento nell’affrontare il crescente divario fra ricchi e poveri e la sempre più vasta corruzione, così da compiere una effettiva integrazione sociale e incontrare la richiesta del pubblico per una maggior democrazia”. “L’essenza della democrazia – continua –  è come restringere il potere del governo;  questa è la ragione più importante per cui la Cina ha un bisogno così cocente di democrazia. Una esagerata concentrazione del potere del governo, senza verifiche e bilanciamenti, è la causa di molti problemi sociali”. Deng critica anche la politica economica di Hu e Wen, che hanno affrontato la crisi globale con un pacchetto di aiuti e prestiti per 4mila miliardi di yuan, che senza ripensare al modello di sviluppo hanno permesso la crescita di industrie inquinanti e ad alto uso di energia. Per Deng, l’attuale situazione di inquinamento e di mancanza di rispetto per i diritti umani sta portando la popolazione a sempre più rivolte e a una mancanza di fiducia verso la leadership. Tutto questo ha messo in crisi l’ideale di “società armoniosa” decantata da Hu Jintao e la stabilità sociale. Non è ancora chiaro se questo appello di Deng Yuwen sia un richiamo per tutta la leadership e il Partito o se è un passo per l’affossamento del potere di Hu e Wen. A poche settimane dal Congresso è in atto una lotta per la supremazia del Comitato permanente del Politburo. I guerreggianti sono la fazione legata all’ex presidente Jiang Zemin (“la cricca di Shanghai”), liberale dal punto di vista economico, ma ottusa sulla questione dei diritti umani; quella dei “principini”, i figli arricchiti dei grandi del Partito, accusati di corruzione e superbia, capeggiati da Xi Jinping, candidato a succedere a Hu; la fazione della Gioventù comunista, legata a Hu Jintao, che vuole la moralizzazione del Partito. Nei mesi scorsi i “principini” hanno subito un colpo fatale con le dimissioni forzate di Bo Xilai e la condanna della moglie per omicidio. In compenso, due giorni fa, è stata la fazione di Hu ad essere azzoppata: uno stretto collaboratore di Hu Jintao, Ling Jihua, è stato ridotto di grado, a direttore del Fronte unito, perdendo la possibilità di entrare nel Comitato permanente. Le voci dicono che la sua ascesa è stata bloccata perché nel marzo scorso suo figlio Ling Gu è rimasto ucciso guidando una potente Ferrari insieme a due donne. I tre erano nudi o seminudi. Il certificato di morte del giovane sarebbe stato manipolato, cambiandogli il nome per non creare difficoltà al padre. Le voci dicono anche che il dossier con la vera identità del giovane sia stato consegnato ad Hu da Jiang Zemin che per ora rimane l’unico, vero vincitore.

Fonte: Asia News, 4 settembre 2012

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