Tritone: negozio di borse al posto di una rivendita di biglietti

Minacciano di incatenarsi contro una bancarella «abusiva» che vende borse ed un chiosco, una volta destinato alla vendita dei biglietti di Atac, che adesso espone la stessa mercanzia. Sono i due consiglieri del Pdl del I Municipio Augusto Caratelli (della commissione Commercio) e Fabrizio Sequi (presidente della commissione Trasparenza). Martedì 5 giugno, dopo le indagini «svolte dalle commissioni Trasparenza e Commercio del Municipio Roma Centro Storico e dalle relazioni preliminari degli uffici», hanno denunciato come «un chiosco che precedentemente vendeva biglietti per trasporto Atac sia stato misteriosamente trasformato in negozio cinese di vendita di pelletteria come borse, cinte ed altri oggetti». Dalle prime informazioni raccolte presso l’ufficio Suap tale attività risulterebbe assente dagli archivi del Municipio: «Se così fosse – dicono i consiglieri – chiediamo le immediate dimissione del dirigente incaricato e l’apertura di una inchiesta che faccia chiarezza su ciò che accade negli uffici dello storico Municipio». «Appare assurdo – aggiungono i due esponenti del Pdl – che al Centro di Roma a due passi da Palazzo Chigi nessuno si accorga di queste incredibili illegalità. Che improvvisati imprenditori possano violare palesemente le norme di questa città». Le catene sono pronte, ma la protesta scatterà soltanto il 19 giugno. «Per quella data – afferma Augusto caratelli – abbiamo convocato una riunione definitiva della commissione Commercio: se non si vedranno le autorizzazioni e non appariranno le carte che permettono a quel chiosco che vendeva biglietti di vendere borse, noi ci incateneremo. Ma possibile che un chiosco venda oggetti cinesi invece dei biglietti?». Il botteghino incriminato, per di più, è accanto ad una bancarella lunga sette metri e carica di borse e cinture che, all’incrocio fra via del Tritone e via del Nazzareno, lavora da tempo. Anch’essa «abusiva» a sentire Augusto Caratelli. «Solo dieci giorni fa – racconta – sono andato lì con la polizia municipale, dopo che mi hanno chiamato residenti e commercianti. Siamo all’assurdo è totalmente abusiva: e adesso con il “chiosco” che vende oggetti che dovrebbero stare nei negozi, siamo arrivati a nove metri».

Lilli Garrone

Fonte: Corriere della Sera.it, 7 giugno 2012

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