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Tre condannati a morte in sciopero della fame: il fallimento della giustizia cinese

I tre sono stati condannati senza prove. Costretti a confessare sotto tortura. L’Onu ha chiesto l’abolizione universale della pena di morte, ma la Cina continua a detenere il primato mondiale di esecuzioni.
Tre condannati a morte sono in sciopero della fame dal 23 febbraio scorso nello Jiangxi per attirare l’attenzione sull’ingiustizia della loro condanna. Essi affermano che mancano prove della loro colpevolezza e che le loro confessioni sono state estorte con la tortura.
La loro protesta avviene proprio mentre a Ginevra l’Onu lancia un nuovo messaggio per l’abolizione della pena di morte.
Fang Chunping, Huang Zhiqiang e Cheng Fagen sono in carcere da 7 anni nella prigione di Jingdezhen (Jiangxi). Insieme a un altro condannato, Cheng Lihe, sono stati arrestati a Leping (Jiangxi), nel 2002 e condannati nel luglio 2003 per “omicidio, rapina e stupro” per fatti successi nel ’99 e nel 2000. La loro condanna è stata rifiutata in appello nel 2004 dall’Alta corte dello Jiangxi, che ha notato contraddizioni nelle confessioni e inconsistenze nelle prove addotte. Ma nel novembre 2004, la Corte intermedia dello Jiangxi, senza introdurre nuove inchieste e nuove prove, ha riconfermato la condanna a morte.
Secondo i legali dei tre e i loro parenti, tutti i 4 condannati hanno buoni alibi e la polizia non è stata capace di trovare Dna compatibili sulla scena del crimine. I quattro affermano che le loro confessioni sono state ottenute dopo che la polizia li ha picchiati a lungo, appendendoli al soffitto per diversi giorni e notti, costringendoli a rimanere in ginocchio fino allo svenimento, lasciandoli senza cibo, acqua e sonno.
Teng Biao, avvocato e professore in difesa dei diritti umani, afferma che la polizia era sotto pressione per cercare qualche accusato da condannare. Egli stesso ricorda di aver seguito almeno altri cinque casi in cui gli accusati sono stati condannati grazie a confessioni estorte sotto tortura.
Lo sciopero della fame dei tre condannati, avviene proprio mentre a Ginevra si concludeva il 4° Congresso mondiale contro la pena di morte. Il documento finale dell’incontro, voluto dall’Onu, chiede l’abolizione universale della pena capitale.
Negli anni 70’ solo 23 Paesi avevano abolito la pena di morte; oggi ve ne sono 139. Nel 2008 sono state eseguite 2390 condanne. La Cina ne detiene il primato con 1718. Di recente la Corte suprema del popolo ha affermato di voler comminare l’esecuzione capitale solo per casi odiosi o per crimini contro lo Stato. Ma l’uso di torture e violenze da parte della polizia cinese – confermate anche da inchieste Onu – mostra enormi buchi nel sistema della giustizia di Pechino.
Fonte: AsiaNews, 28 febbraio 2010