Torna il Festival della carne di cane, a Yulin le proteste non servono a nulla

Roma – L’inferno per cani e gatti in questi giorni ha un luogo e un nome: Yulin. Per dieci giorni in quella città nella provincia di Guangxi oltre 10mila quattrozampe verranno massacrati per soddisfare la tradizione del Festival della carne di cane e gatto.

Un massacro la cui origine risalirebbe a quattro secoli e, per questo, gli organizzatori puntano sul valore del patrimonio culturale, non diverso dal consumo di qualsiasi altro tipo carne, dal maiale ai polli e al manzo.

Motivazioni che possono facilmente essere smontate e di fronte alle quali anche il governo e l’opinione pubblica cinese è sempre più in imbarazzo: così come avevamo scritto già l’anno scorso questo evento alimenta il commercio illegale degli animali (spesso rubati a legittimi proprietari), cani e gatti poi vengono detenuti in condizioni agghiaccianti portando spesso a malattie e i presunti benefici dalla loro carne ha tradizioni mai certificate.

L’aumento della pressione e dell’imbarazzo su Pechino è poi confermata dal fatto che il Global Times, costola del Quotidiano del Popolo, organo ufficiale del Partito comunista, ha ricordato in settimana che «mangiare carne di cane non è mai stata in Cina una tradizione popolare» e che la festa di Yulin va considerata come «un caso singolo». I suoi abitanti, in base ai contenuti dell’editoriale, «devono considerare le conseguenze di questo evento controverso» anche se lo stop «con l’uso della forza, sarebbe una violazione dei diritti umani».Una pressione, quella messa in campo dagli animalisti, che non ha fermato l’evento, ma che poco per volta sta portando a significativo risultati: la Human Society International ha consegnato 11 milioni di firme alle autorità cinesi per chiudere quella «esperienza drammatica».

Il Secolo XIX, 21 Giugno 2016

English article, CBC News:

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