Tokyo e Hanoi sfidano la sovranità cinese sul Mar Orientale

Non si fermano le dispute per il controllo del Mar Cinese, che costeggia l’Asia del sud-est e quella orientale. Il governo giapponese, che ne reclama una parte, ha infatti accusato Pechino di aver violato gli accordi nel corso di un inseguimento fra battelli, mentre il Vietnam protesta per un bando sulla pesca imposto in maniera unilaterale sempre dalla Cina.
Il ministero degli Esteri giapponese ha convocato l’ambasciatore cinese per una protesta formale, dopo che una nave con la bandiera rossa ha raggiunto e – sembra – minacciato un vascello nipponico da ricognizione. L’incidente è avvenuto lo scorso 3 maggio a 320 chilometri dall’isola Amami Oshima, in acque che Tokyo definisce “proprie”. Un portavoce del ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu, ha invece definito l’accaduto “un atto del tutto legittimo”.

Nella parte meridionale del mare, invece, è il Vietnam a contestare le attività cinesi. Le due nazioni sono già in polemica per la sovranità sulle isole Spratly e su un altro arcipelago, il Paracelso, al momento occupato da navi di Pechino. Secondo Hanoi, il bando sulla pesca che la Cina ha imposto in maniera unilaterale nell’area “non ha validità”. Secondo la portavoce governativa Nguyen Phuong Nga, “il governo vietnamita è pronto a usare mezzi diplomatici” contro il bando.

I due arcipelaghi contesi sono potenzialmente molto ricchi di petrolio e gas naturale, ma la loro estrazione è resa quasi impossibile da un’intricata storia di rivendicazioni parallele. Taiwan reclama la sovranità sulle Paracelso, mentre per le Spratlys si fanno avanti Cina, Vietnam, Filippine, Malaysia, Brunesi e Taiwan. Negli ultimi anni, il Vietnam ha accusato diverse volte Pechino per la sparizione di diversi pescherecci.

Nonostante la disputa non accenni a smorzarsi, Hanoi ha annunciato di voler varare al più presto un piano di sviluppo economico e militare delle isole per un valore di 8,5 miliardi di dollari. Se effettivamente approvato, il piano verrà molto probabilmente considerato dalla Cina una provocazione.

Fonte: AsiaNews, 7 maggio 2010

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