Tieni a mente

Per ricordare gli studenti di Piazza Tiananmen, che nel giugno 1989 protestarono per avere più democrazia nel loro paese, Claudio Baglioni l’anno seguente compose un intenso e straordinario brano pianistico interrotto solo dal ritornello: “Tienanmen: tieni a mente Tienanmen”. Un monito a non cancellare dalla memoria chi aveva pagato con la vita la sua lotta per la libertà. Lo stesso gioco di parole figurava  già nelle canzoni dei Liftiba “Il vento” e  in “Tien’a ment’ “ di Enzo Gragnaniello, autore napoletano, entrambe incentrate sullo stesso tema. Seguendo queste tre esortazioni, facciamolo  allora questo viaggio nella mente, ventitré anni dopo, per rievocare il Massacro di Piazza Tiananmen e le cause che lo scatenarono. Dopo Mao Zedong ed il breve periodo della “Banda dei Quattro”, il potere passò a Deng Xiaoping, fautore delle “quattro modernizzazioni” rivolte alla scienza, all’agricoltura, all’industria e alle forze armate. Deng condannò Mao e le sue teorie e attirò i primi investimenti stranieri inaugurando la politica delle “porte aperte”. Sostituì allo slogan “servire il popolo” la nuova formula “arricchirsi  è glorioso”. Alla liberalizzazione economica però non associò quella politica e incarcerò chiunque aspirasse alla democrazia. Nel 1989, quarantanni dopo la conquista del potere da parte del Partito Comunista Cinese, Deng non aveva concesso nessun reale cambiamento. Il popolo continuò invano a chiedere maggiore libertà, finché si ribellò apertamente. Decine di migliaia di studenti e lavoratori presentarono in Piazza Tiananmen, il luogo delle celebrazioni ufficiali, la “Dichiarazione del Quattro  Maggio” con cui affermavano di voler continuare il grande movimento  patriottico di settanta anni prima. Chiesero anche la lotta alla corruzione e alla censura. Poi 1013 giornalisti sottoscrissero una petizione per la libertà di stampa. Il 12 maggio gli studenti iniziarono lo sciopero della fame, sostenuti da operai, contadini, ufficiali dell’esercito e allievi di polizia. Il 17 maggio presentarono a Zhong Nan Hai, quartier generale e residenziale del governo, un proclama, nel quale denunciarono il collasso di 700 studenti e la mancata assistenza durante lo sciopero della fame, dichiarando che dopo quasi ottantanni dalla fine della dinastia Qing, la Cina era governata da uno spregevole tiranno. L’allusione a Deng fu evidente e la dirigenza del partito decise per la legge marziale, imposta il 30 maggio. Gli studenti protestarono in 116 città e accorsero da ogni provincia a Pechino, nonostante il blocco dei treni. Lo stesso giorno studenti e cittadini dialogarono con le truppe e bloccarono le colonne militari che cercavano di entrare in città. Il 23 maggio alle ore 14 tre giovani, poi soprannominati ”i tre gentiluomini”, Lu Decheng,Yu Dungyae e Yue Zhjing, gettarono gusci di uova pieni di vernice contro il ritratto monumentale di Mao Zedong, esposto alla Porta della Pace Celeste, compiendo un atto di sacrilego e inaudito coraggio. Per dare più forza ed incisività al gesto si fermarono ad attendere la polizia.  Il 29 maggio gli studenti innalzarono la statua della democrazia (fatta di gesso e polistirolo) in Piazza Tiananmen e il 5 giugno il Rivoltoso Sconosciuto o Tank Man colpì il primo carro armato di una colonna in viale Chang’an con le buste della spesa. Saltandogli avanti e di lato, riuscì a bloccarlo, divenendo l’icona mondiale della lotta non violenta. Il massacro notturno vero e proprio, ordinato da Deng,  era però già avvenuto per mano dell’Esercito Popolare di Liberazione. Furono principalmente l’armata 26 e la 27 ad attaccare. La 27 si distinse per la ferocia  dimostrata nel lavoro sporco, la strage, iniziata verso le 22,30 del 3 giugno e terminata alle 5.30 del 4 giugno. La Croce Rossa parlò di oltre 2600 morti e decine di migliaia di feriti. Alcuni giornalisti, asserragliati in un albergo dal quale con le telecamere riuscirono a filmare tutto, portarono la cifra a 3000. Le autorità negarono o ammisero cifre irrisorie. L’incidente fu etichettato come semplice complotto controrivoluzionario, anche se per sedarlo furono necessari  l’esercito e oltre 200 carri armati. Si spense così la prima e la più grande rivolta mai organizzata in Cina per la democrazia, trasmessa in diretta dalle tv in tutti i continenti. Dopo ventitré anni  nulla è cambiato nel rapporto cittadino/stato: le ciotole di ferro schiacciano le ciotole normali: chi è ricco mangia e ostenta, chi è povero digiuna e tace. Aumentano però le endemiche rivolte popolari, per gli espropri illegali e per la corruzione dei funzionari locali, che si contano ormai in quasi 90.000 all’anno e contro le quali la polizia non sempre si sente di intervenire. Sono le prime crepe sul monolite? Ma i ragazzi cinesi intanto che cosa sanno di quanto accadde nel 1989 in piazza Tiananmen? Niente. Per questo “Tieni a mente Tiananmen” e fallo tenere a mente anche ai tuoi amici, per rispetto di quei morti e per l’interesse di quei vivi, tanti fra noi,  ansiosi di mettersi al servizio del modello cinese trionfante. “Tieni a mente Tiananmen”.

Maria Vittoria Cattania

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