Tibetani criticano l’Onu per l’invito alla Cina, potenza inquinante e violenta

Il Congresso dei giovani tibetani (Cgt), gruppo in esilio che lotta per i diritti della popolazione, condanna con forza l’invito delle Nazioni Unite al presidente cinese Hu Jintao. Il gruppo ricorda che nel Tibet e nello Xinjiang aumenta la persecuzione contro la popolazione locale e che è necessario premere su Pechino per il rispetto dei diritti umani.

Il presidente cinese è stato inivtato a New York per tenere un discorso al summit sui Cambiamenti climatici, partecipare al dibattito per la 64° Assemblea generale Onu  e al summit del Consiglio di sicurezza sulla non proliferazione nucleare e il disarmo.

Il Cgt ricorda che in Tibet è in atto un vero genocidio culturale e dice che in oltre 50 anni di occupazione cinese sono stati uccisi oltre 1,2 milioni di tibetani, migliaia sono “scomparsi” e centinaia sono ora in prigione. Sono stati distrutti oltre 6mila monasteri ed è ora in atto una nuova brutale campagna di “Rieducazione patriottica”, soprattutto verso i monaci, per costringerli a essere indottrinati dagli slogan di Pechino e a sconfessare la fedeltà al Dalai Lama, loro leader spirituale in esilio. Denunciano, ancora, che la regione è diventata un immenso campo militare, con basi aeree e missilistiche e oltre 500mila soldati, serviti da una rete di ferrovie, strade, ponti e tunnel realizzati senza rispetto per l’ambiente e con grave danno per il fragile ecosistema locale. Per tutto ciò, essi affermano che la Cina, anziché conservare l’ambiente, lo danneggia e modifica, anche con il progetto di deviare le acque di fiumi come l’Indo, il Sutlej, il Brahmaputra, il Salween, il Mekong, lo Yangtze e il Fiume Giallo, che nascono in Cina, ma sono essenziali per tutto il sud e il sudest asiatico.

I giovani tibetani ricordano come sia molto discutibile che la Cina sostenga il disarmo e la non proliferazione nucleare, anche considerato che da tempo fornisce tecnologia nucleare a Paesi colpiti da divieti e sanzioni delle stesse Nazioni Unite, come Iran e Corea del Nord.

Il Cgt critica la scelta Onu e invitano la comunità internazionale a chiedere a Pechino di rispettare i diritti umani e della popolazione, anziché consentirle dichiarazioni di impegno che sono del tutto retoriche e rimangono sulla carta.

Fonte: AsiaNews, 23 settembre 2009

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