Tibetani costretti a rientrare in Cina, perdono il passaporto e sono stati interrogati.

Dopo il grande raduno buddista  in India convocato dal Dalai Lama i tibetani hanno ricevuto l’ordine di ritornare in Cina,  sono stati privati dei loro passaporti ed sono stati sottoposti ad una serie di interrogazioni da parte della polizia per sapere di che cosa hanno parlato con la gente al loro ritorno.

“Molti dei Tibetani in pellegrinaggio in India e in Nepal hanno ricevuto l’ordine di ritornare a casa in Cina rinunciando a partecipare al Kalachakara, e quindi ricevere gli insegnamenti del Dalai Lama”, ha detto una fonte tibetana ad RFA. “Al loro rientro, ai tibetani è stato anche sottratto il passaporto”, ha aggiunto.

I tibetani partiti da Tsoshar (Haidong) nella provincia di Qinghai verso l’India, sono stati riconvocati ed interrogati per sapere quali siti di pellegrinaggio avevano visitato, quali oggetti si erano portati dietro e le persone con cui si sono confrontati a seguito del loro rientro. “Ad ogni modo, nessuno è stato picchiato o torturato” ha detto la fonte.

Minacce familiari

Kalachakra,  significa Ruota del Tempo. L’iniziazione del Kalachakra è il più grande rituale buddista regolarmente conferito da Sua Santità il Dalai Lama. È data tradizionalmente ad estesi gruppi di persone provenienti da tutto il mondo, ed è associata alla promozione della pace e della tolleranza universale. È considerata una benedizione speciale per tutti coloro che vi partecipano e per l’ambiente in cui è data.

Di solito gli insegnamenti e la cerimonia si svolgono fuori del Tibet per opera del Dalai Lama il quale è fortemente osteggiato dal governo cinese come separazionista in cerca di rendere il Tibet di nuovo indipendente dal controllo cinese (nel 1950 il Tibet era stato occupato dalla Cina comunista).

 Nel tentativo di ridurre il numero di partecipanti alla cerimonia di quest’anno, la controparte cinese ha iniziato a confiscare passaporti ai tibetani che avevano l’autorizzazione di viaggiare all’estero sin dall’inizio di Novembre  e allo stesso tempo ordinando ai tibetani in India e Nepal di rientrare in Cina. Molte minacce hanno anche raggiunto le famiglie nel caso i tibetani in viaggio non fossero tornati a casa, ha detto una fonte a RFA.

Ad ogni Tibetano rientrato a Tsoshar sono stati dati 500 yuan (72.94 U.S. $) dalle autorità come gesto di ringraziamento per la loro cooperazione con la promessa di altri 2000 yuan (291.76 U.S $) consegnati in un secondo momento con la promessa che i passaporti di coloro che sono rientrati sarebbero poi stati restituiti.

“Comunque, è difficile credere che faranno quello che hanno promesso” ha detto la fonte.

RFA, 23 gennaio 2017

Traduzione E.R. Laogai Research Foundation Italia ONLUS

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