Tibet sotto assedio

Il Tibet è sotto assedio. Intere città e villaggi isolati, attività commerciali chiusi e linee telefoniche fuori servizio. Solo militari e polizia a pattugliare le strade deserte. Lhasa, la capitale del Tibet, Labrang, Rebong e altre città sono sotto un rigidissimo controllo. Il Governo Tibetano in Esilio ha chiesto ufficialmente alla Cina la fine di questo regime di controllo che di fatto è una provocazione e accende gli animi alla popolazione. E’ dal 24 gennaio che è in atto in Tibet la campagna repressiva chiamata “Strike Hard” (colpisci duro) e da allora sono stati fermati e lungamente controllati 6000 sospetti e 81 di questi sono stati arrestati e imprigionati. Intanto dalla Corea del Sud arriva Hillary Clinton per stabilire accordi economici che contribuiscano a risollevare l’America dalla crisi. Prima di lasciare gli Usa al segretario di stato è arrivato da parte di un gruppo di giuristi e avvocati l’invito a esercitare pressioni sul governo cinese per risolvere la questione Tibet. I cinesi in ogni caso in vista di questo importante appuntamento controllano attentamente gli spostamenti di una lunga lista di dissidenti per evitare che possano venire a contatto con la delegazione diplomatica americana durante il week end. Infine la provocatoria proposta di Pierre Berge, socio d’affari di Yves Saint-Laurent, che segue la vendita della grande collezione privata dello stilista francese della quale fanno parte due preziose statue reclamate dal governo cinese. L’uomo d’affari ha dichiarato che, le sculture raffiguranti la testa di un coniglio e di un topo, trafugate durante “la guerra dell’oppio”, sono state regolarmente acquistate e che le richieste cinesi sono ridicole. Però, se la Cina le rivuole lui acconsentirebbe a patto che “si dichiari l’applicazione dei diritti umani, venga ridata la libertà al Tibet e sia consentito al Dalai Lama il ritorno nella sua terra”.

Giovanni Vuono

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