Tibet, prigioniero politico muore per le torture della polizia cinese

Tenzin Choedak, 33 anni, aveva scontato quasi sei dei 15 anni di prigione a cui era condannato. Le sue condizioni di salute erano gravi per via delle sevizie subite durante gli interrogatori e mai curate. Prima dell’arresto collaborava con la Croce rossa.

Dharamsala (AsiaNews/Tchrd) – Un prigioniero politico tibetano è morto nel pomeriggio di ieri a Lhasa, nell’ospedale Mentsekhang. Secondo il Tibetan Centre for Human Rights and Democracy (Tchrd), che ne dà oggi notizia, l’uomo si è spento per le torture subite in carcere. La vittima si chiamava Tenzin Choedak, aveva 33 anni e aveva scontato quasi sei dei 15 anni di prigione a cui era stato condannato nel 2009.

Conosciuto anche come Tenchoe, prima di essere arrestate l’uomo lavorava per una Ong europea associata alla Croce rossa. All’inizio di novembre le sue condizioni di salute sono peggiorate, al punto da spingere le autorità del carcere di Chushur a ricoverarlo per tre volte in tre diversi ospedali. Due giorni prima della sua morte, quando i medici hanno detto che non c’era più nulla da fare, la polizia lo ha liberato e affidato alla famiglia.

Figlio di Khedup e Passang, Tenzin Choedak nasce nell’ottobre del 1981 nel villaggior di Gyabum Gang, a nord di Lhasa (Regione autonoma tibetana). Nel 1990 fugge in India, a Dharamsala, dove studia all’Upper Tibetan Children’s Village School. Conclusi gli studi, torna a Lhasa nel 2005. Da quel momento inizia a collaborare con una Ong affiliata alla Croce rossa, occupandosi di progetti di protezione ambientale a Lhasa e Shigatse.

Nell’aprile 2008 le forze dell’ordine di Lhasa lo arrestano, accusandolo di essere uno dei leader delle proteste anti-cinesi esplose il mese prima. Fonti del Tchrd affermano che, mentre era in custodia di polizia, Tenzin subisce innumerevoli pestaggi e torture. Una corte locale lo condanna a 15 anni di prigione e al pagamento di una multa di 10mila yuan (circa 1.300 euro).

In prigione le sue condizioni di salute peggiorano, a causa delle mancate cure mediche dopo le sevizie subite durante gli interrogatori. Le guardie carcerarie saranno costrette più volte a farlo ricoverare. Un testimone racconta che, in ospedale, “Tenchoe aveva mani e gambe legate con pesanti catene. Era quasi irriconoscibile”.

Negli ultimi giorni, spiegano le fonti del Tchrd, “la sua salute fisica era deteriorata, aveva un trauma cranico e vomitava sangue”.

AsiaNews,06/12/2014

English version,AsiaNews,click here: Tibetan political prisoner dies from torture inflicted by Chinese police

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