Tibet: la polizia spara sulla folla e uccide due persone

Sono settimane di tensione quelle si vivono per le strade della provincia di Sichuan, nella ragione autonoma del Tibet, dove il 30 marzo la polizia cinese ha aperto il fuoco contro la popolazione.

Secondo quanto affermato da Ven. Golog Jigme, ex prigioniero politico ora residente in Svizzera, diverse sarebbero i tibetani rimasti colpiti, due dei quali si presume siano morti, seppur non sia hanno ancora conferme ufficiali.

Sono invece conosciuti i motivi dell’efferata azione da parte della polizia, la quale ha agito in modo del tutto sproporzionato a seguito di uno scontro tra un residente e un commerciante musulmano. Quest’ultimo, infatti, sarebbe stato accusato dal tibetano di aver rubato un camion trasportante bestiame, rubato presso il villaggio tibetano di Horsul 2. Una volta intercettato il conducente in strada, questi non sarebbe stato capace di fornire una motivazione circa la provenienza del bestiame. In seguito, il tibetano sarebbe riuscito a bloccare il mezzo e a interdirne il passaggio, mentre il ladro avrebbe chiamato la polizia, presumibilmente complice, per avere la meglio. Compresa la situazione, molti residenti locali si sono riversati in strada in aiuto del loro concittadino. A nulla sono serviti i tentativi di spiegare la situazione, mentre improvvisamente la polizia ha aperto il fuoco sulla folla indifesa. Molte sono le immagini pervenute da Horshul in cui è chiaramente possibile vedere piedi sanguinanti con segni di pallottole.

Un numero imprecisato di persone è rimasto ferito, tra cui due tibetani che risponderebbero ai nomi di Ngage and Sophel, trasportati all’ospedale di Chengdu per le ferite d’arma da fuoco riportate al petto e alle gambe e che avrebbero causato la morte dei due. Al momento non si hanno ancora notizie certe e a riguardo.

Secondo il gruppo di studenti attivisti denominato Free Tibet, i recenti avvenimenti sono un chiaro indice di come la situazione stia subendo un’escalation in un contesto già molto teso. Nelle ultime settimane, infatti, si sono verificate gravi violazioni dei diritti umani, come nel caso dei tre tibetani arrestati per aver commentato privatamente l’esito delle recenti elezioni o l’arresto per “incitamento al separatismo” di un uomo d’affari, perché sostenitore della lingua tibetana.

A seguito di tali eventi, gli studenti hanno messo in scena uno spettacolo di satira grazie al quale emerge la totale mancanza di protezione delle libertà fondamentali da parte del governo, così come la chiara inesistenza del concetto di democrazia nel contesto politico cinese.

Phayul,01/04/2016

Traduzione di M.R. Laogai Research Foundation Italia ONLUS

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