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TIBET – CINA. Tibet, purga per 15 alti funzionari comunisti “fedeli al Dalai Lama”

Il Global Times, organo di stampa collegato al Partito, conferma gli arresti. Nel 2014 altre 240 persone sono finite nel mirino dei comunisti locali per aver infranto “regole di sicurezza interna”. Ong denunciano: “Ogni attività non gestita dal governo è ritenuta separatista”. La lotta alla corruzione lanciata da Xi Jinping diventa strumento per punire i fedeli buddisti all’interno del governo.

Lhasa (AsiaNews) – Il Partito comunista del Tibet ha messo sotto inchiesta 15 suoi alti funzionari che nel 2014 “hanno lavorato di nascosto per l’indipendenza della regione, fornendo informazioni sensibili al governo in esilio e mostrando fedeltà al Dalai Lama. Le loro azioni hanno messo in pericolo la sicurezza nazionale”. La conferma viene dal Global Times, quotidiano in lingua inglese collegato al governativo People’s Daily.

Secondo il rapporto presentato dal Segretario locale Wang Gang, relativo al 2014, oltre 240 persone sono state punite dal Partito per aver infranto “regole di sicurezza interna”; di queste, 138 sono state sospese o espulse dal Pcc. Per il gruppo non governativo “International Campaign for Tibet”, le campagne dirette contro l’influenza del Dalai Lama o contro la lingua e la cultura tibetane “si sono intensificate. In pratica, ogni azione relativa all’identità locale che non sia organizzata dal governo locale viene considerata separatista”.

Secondo il “Tibetan Centre for Human Rights and Democracy”, di base a Dharamsala (sede del leader buddista tibetano e del governo in esilio), gli arresti di quest’ultimo periodo vanno inquadrati nella lotta alla corruzione lanciata dal Partito locale all’inizio del 2014. Il tema è uno dei cavalli di battaglia del presidente Xi Jinping, che ha annunciato subito dopo aver preso il potere di voler cacciare “le tigri e le mosche” (ovvero i funzionari di ogni grado) che prendono tangenti.

Ma in novembre, spiega il Centro, la campagna “si è concentrata su coloro che seguono il Dalai Lama. Il capo del gruppo di ispettori Ye Dongson ha chiarito di voler punire i funzionari ‘che non hanno una posizione politica ferma’ e non soltanto i corrotti. Dare credito al leader buddista, anche solo dal punto di vista religioso, è una volta di più considerato un atto separatista”. Tuttavia, conclude il gruppo, “il Partito farebbe un servizio migliore punendo davvero i corrotti e lasciando in pace i fedeli buddisti”.

AsiaNews,03/02/2015

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