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Tibet: allevatori della provincia Gansu protestano per un risarcimento per i loro animali da pascolo abbattuti dal governo

Il 13 ottobre decine di tibetani che vivono nella provincia di Gansu hanno organizzato una manifestazione davanti agli uffici governativi nella contea di Chone per chiedere il risarcimento promesso per il bestiame abbattuto tre anni fa sotto ordine del governo.

La protesta invitava le autorità a fornire sussidi governativi e altri benefici per le circa 100 famiglie che si sono viste ridurre il numero dei loro greggi.

Parlando in un video fatto pervenire a RFA, un abitante del villaggio dice che le promesse fatte dai funzionari nel 2015 non sono ancora stati onorati, aggiungendo che il governo non è riuscito a mantenere la promessa di fornire assistenza agli agricoltori.

Secondo il governo limitare il numero di animali da pascolo delle famiglie tibetane è stato necessario per contenere l’eccessivo sfruttamento dei pascoli vulnerabili, ma questa provvedimento ha avuto un impatto negativo sui mezzi di sussistenza locali.

I tibetani che hanno partecipato alla protesta erano anziani e hanno trascorso diverse notti sul marciapiede, senza che i funzionari del luogo portassero loro attenzione.

Golog Jigme, un tibetano ed ex prigioniero politico che ora vive in Svizzera, il 17 di ottobre ha contattato RFA dicendo che circa il 60/70% delle famiglie di Nyipa, località dove sono stati abbattuti gli animali, non hanno bestiame da pascolo. Le restanti 30% di famiglie hanno venduto tutti i loro animali, composti da mucche, yak e pecore.

Ripetute telefonate ai funzionari della contea Chone per commentare l’accaduto non hanno avuto risposta.

Traduzione a cura della Laogai Research Foundation Italia ONLUS


Fonte: RFA, 18/10/2018

Versione inglese: Tibetans in Gansu Protest Lack of Compensation for Livestock Loss [1]