Tiananmen, uno “spartiacque” per la conversione della Cina al cristianesimo

Lo scorso 4 giugno è stato il 23mo anniversario del massacro del movimento democratico di piazza Tiananmen.Il professor Yang Fenggang, della Purdue University, ha osservato da vicino quei giorni. Ora dice che molti fra i dissidenti che guidarono il movimento sono divenuti cristiani. Inoltre, spiega che il 1989 è stato un punto di svolta per le conversioni, un anno che ha portato una “quieta rivoluzione spirituale” fra molti cinesi, che hanno associato il cristianesimo con la modernità. Ecco l’intervista del professor Yang, tratta da Here & Now.

Mao ha sempre associato il cristianesimo con l’imperialismo occidentale. Come è riuscito a divenire, invece, un simbolo di modernità? Nel 1989, la gente ha capito che il sistema basato sul credo comunista non poteva fornire davvero le cose che volevano e hanno iniziato a cercare delle alternative. Il cristianesimo è l’alternativa per molti giovani.

Perché le fedi più tradizionali non erano in grado di soddisfare questi bisogni spirituali?

Alcune persone si sono rivolte al buddismo. Questa rimane la religione più diffusa in Cina. Ma quello che mi ha interessato sono gli intellettuali: dal 1989, molti di loro hanno scelto il cristianesimo al posto del buddismo. E in modo particolare coloro che lottano per la democrazia e per una società moderna vedono nel cristianesimo il fondamento per la loro vita individuale e forse per il tipo di istituzioni sociali che desiderano.

Lei si è convertito al cristianesimo dopo essere arrivato in America nel 1989 per diventare un professore all’Università cattolica. Perché si è convertito?

Io vengo da un background ateo. Mio padre era un rivoluzionario comunista che si è unito a loro durante la II Guerra mondiale. Per me è stata lunga la strada per diventare un credente. Io cercavo qualcosa. Al college studiavo politica ed educazione, ma non le ho trovate così interessanti. Allora mi sono dedicato alla poesia e alla letteratura, ma anche lì non ho trovato soddisfazione. Infine ho scelto la filosofia e, quando ho studiato la filosofia occidentale, ho capito che moltissimi filosofi occidentali parlavano di Dio. Io non avevo idea che i filosofi potessero credere in Dio. Questo mi ha spinto alla religione, che ho iniziato a studiare. Ma appena dopo i fatti di Tiananmen, ho realizzato all’improvviso che ero un mendicante, dal punto di vista della spiritualità. È stato un periodo molto doloroso per me: volevo una casa spirituale. Quando ho studiato le diverse tradizioni religiose, ho capito che era il cristianesimo quello con più senso. E allora mi sono convertito. Lei studia gli altri credenti, e da qualche tempo si è interessato di un gruppo di giovani cristiani, di cui molti avevano partecipato al movimento di Tiananmen, che si incontrano in un McDonald’s per studiare la Bibbia. Perché proprio McDonald’s? Il significato non sta nel ristorante in sé, è una questione di simbolismo, un punto di connessione con il mondo globale. Rappresenta anche un tipo di business razionale, efficiente e moderno. Molti fra i giovani credenti mi hanno detto che avevano studiato la Bibbia in quel posto per molto tempo. Ma, secondo la politica cinese, fare qualcosa di religioso al di fuori di una chiesa è illegale. Un giorno la polizia li ha circondati e gli ha chiesto di non fare mai più una cosa del genere. I leader del gruppo biblico hanno scritto un accordo: promettiamo di non fare mai più questa cosa in questo McDonald’s. Ma è pieno di altri McDonald’s.

I cristiani cinesi sono coinvolti nella politica?

Dovunque negli Stati Uniti, i cristiani sino-americani sono evangelici e quindi apolitici. In Cina, la maggior parte di loro sono evangelici e quindi si interessano molto poco di politica. Ma quando vengono violati i loro diritti religiosi iniziano a difenderli e, ora, combattono. Sta crescendo il numero di avvocati per i diritti civili e per i diritti umani. È interessante notare che una significativa parte di questi è cristiana. E questi avvocati cristiani lottano per le persone ai margini della società cinese. Definirebbe politica questa attività? Loro potrebbero dire che non sono realmente politici, ma che vogliono vedere rispettati i propri diritti di base garantiti dalla Costituzione.

Fonte: Asia News, 8 giugno 2012

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.