The Laogai Museum: il primo museo dedicato alle prigioni cinesi [ foto e video]

Il  “Laogai Museum” si trovava tra la 20th street a la S street a Dupont Circle, a Washington DC. E’ stato aperto al pubblico nel Novembre del 2008 e successivamente ampliato. Fondato da Harry Wu, il noto attivista dei diritti umani morto in circostanze misteriose il 26 aprile del 2016. Lui stesso fu imprigionato in un laogai per 19 anni. Subito dopo la sua morte, il corpo fu immediatamente cremato e il museo chiuso.

Il sito www.laogai.org di Harry Wu fu subito oscurato. Era l’unico museo al mondo dedicato agli abusi umani perpetrati dal regime comunista. Co-fondatore del museo fu anche l’amministratore delegato della Yahoo, Jerry  Yang.

Il museo era così strutturato:

Sulla destra delle reception erano pubblicate le svariate ricerche eseguite su sistemi simili al laogai  che violano i diritti umani: i gulag sovietici, i campi di concentramento tedeschi e i campi del Partito Comunisia Cambogiano.

Proseguendo si poteva osservare una suddivisione dei vari periodi che hanno caratterizzatola storia del Partito Comunista Cinese a partire dalla presa di potere nel 1949, l’ascesa di Mao Zedong, passando per il “grande balzo in avanti”, la rivoluzione culturale, arrivando al massacro di piazza Tiananmnen e giungendo alla situazione attuale.

Accanto a questa esposizione si potevano trovare dei dati molto riassuntivi della brutalità del partito comunista cinese.

  • 40 50 milioni di persone imprigionate dal 1949 ad oggi;
  • 65 milioni le morti “innaturali” avvenute sotto il regime comunista;
  • 371.000 le vittime della rivoluzione culturale;
  • 620.000 le persone ufficialmente arrestate e imprigionate o giustiziate tra il 1949 e il 1954.

Sulla parete opposta erano descritti ed esposti i metodi e gli strumenti di repressione utilizzati dal partito, una carrellata delle brutalità impiegate nel sistema dei laogai.

Al centro del museo si trovavano due pareti adiacenti (The Memorial Wall for the Laogai Victims) sulle quale erano riportate una lista delle persone attualmente imprigionate nei laogai in Cina, i prigionieri deceduti nei campi cinesi e le persone accusate di reati politici e rilasciate che vivono tuttora  nel paese.

 

[huge_it_gallery id=”2″]

 

A lato di queste pareti si trovavano, invece, Il “Crime Wall”, sul quale erano presentati un elenco di criminali con la relativa condanna e vari crimini per cui si viene arrestati con la relativa condanna e incarcerati in Cina, alcuni di questi sono: divulgazione di segreti di stato, incitamento alla sovversione del regime, divulgazione di segreti militari e spionaggio.

Molti dei reati prevedono la pena di morte. Fonti certe riportano casi di persone condannate ancor prima di essere state arrestate.

All’interno del museo era possibile osservare inoltre ricostruzione fedele di una cella di isolamento presente in ogni laogai. La copia era stata riprodotta utilizzando le misure di una cella di isolamento della fattoria Tuanhae, situata nella periferia di Pechino. L’isolamento è solo una delle torture fisiche e psicologiche alle quali possono essere sottoposti in prigionieri; altri metodi di tortura infatti sono: esportazioni delle unghie, privazioni del sonno, immersione in acqua bollente, elettroshock, evirazione genitale, e ammanettamento dei polsi e delle caviglie a delle catene fissate a terra, che costringono il detenuto  mantenere per lungo tempo una posizione supina senza alcuna possibilità di movimento.

Il museo presentava inoltre circa 48 ritratti di prigionieri cinesi, riportando la data di arresto la condanna e le accuse fatte da terzi verso i detenuti stessi. Accanto a questi c’erano descritte due categorie distinte di prigionieri politici: una di quelli pubblicamente condannati e giustiziati, l’altra di quelli sopravvissuti ai laogai, come Jean Pasqualini, famoso giornalista sino-francese.

Grazie ai vari documenti e alle numerose testimonianze si poteva chiaramente fare una idea della quotidianità all’interno di un laogai. Erano esposti indumenti, libri, giornali utilizzati nelle classi di studio e prodotti fabbricati all’interno dell’unità carcerarie, in parte recuperate per vie traverse e in parte donate da ex detenuti cinesi.

L’ultima sezione del museo invitava il visitatore a riflettere sulle questioni ancora oggi molto discusse riguardo i diritti umani e la loro rilevanza in Cina;  tra queste è bene ricordare il problema della tolleranza religiosa, i diritti delle minoranze e lo spinoso aspetto del traffico e della compravendita di organi prelevati dai corpi dei condannati a morte.

Veniva poi affrontata la funzione più lucrativa e rieducativa dei laogai, confermando la presenza sul mercato internazionale di aziende cinesi che sono in realtà unità carcerarie con nomi fittizi e dimostrando come, in concreto, le prigioni cinesi siano la colonna portante del potere e della ricchezza raggiunta in Cina al giorno d’oggi.

L’ultima esibizione del museo poneva l’attenzione, invece, sulla libertà di parola e di internet in Cina: il Partito Comunista Cinese opera diligentemente per monitorare il traffico di informazioni e la censura nel paese, utilizzando quest’ultima come arma principale per tutelare la credibilità e il potere del regime stesso.

Video della visita di sua S.S. il Dalai Lama al Laogai Museum ,Ottobre del 2009:

Harry Wu, accoglie il Dalai Lama al Laogai Museum.  Il dissidente cinese cita i consigli ricevuti dal leader spirituale del Tibet.


Gianni Taeshin Da Valle, LRF Italia Onlus: “l’altra Cina: in ricordo di Harry Wu”, 13 dic 2017

The Laogai Museum: the first museum dedicated to Chinese prisons

The “Laogai Museum” was situated between the 20th Street and the Street in Dupont Circle, in Washington DC.

It was opened to the public in November 2008 and subsequently expanded. Founded by Harry Wu, the well-known activist of human rights who died in mysterious circumstaces on April 26th 2016. He himself was imprisoned in a laogai for 19 years. Immediately after his death, his body was cremated and the museum was closed.

The Harry Wu’s website was suddenly obscured. It was the only museum in the whole world dedicated to the human abuses which were perpetrated by the Communist regime. As a cofounder of the museum there was also the executive officer of Yahoo, Jerry Yang.

The museum was structured in this specific way:

On the right side of the reception there was a display about several researches carried out on structures similar to the laogai which in the same way violate human rights: the Soviet gulag, the German labor camps and the camps of the Cambodian Communist Party.

Moving on, you could observe a subdivision of the different periods that have characterized the history of the Chinese Communist Party starting from the takeover in 1949, the rise of Mao Zedong, passing through the “great leap forward”, the Cultural Revolution, up to the Massacre of Tienanmen Square and then the current situation.

Next to this exposure some important data are shown, they are emblematic of the brutality of the Chinese Communist Party.

  • 40-50 million of people were imprisoned from 1949 to today;
  • 65 million were the “unnatural” deaths happened under the Communist regime;
  • 000 were the victims of the cultural revolution;
  • 000 were the people officially arrested and imprisoned or executed between 1949 and 1954.

On an opposite wall you might find a description of the methods and the instruments of repression used by the Party, an overview of the brutality used by the laogai system.

In the centre of the museum there were two adjacent walls (The Memorial Wall for the Laogai Victims) on which you could read a list that reported the names of the people that are currently imprisoned in laogai in China, those of the dead prisoners in those Chinese camps and of the people who had been accused of political crimes , then released and that still live in the country.

Moreover next to those walls there was the “Crime Wall”: on it a list of criminals with the respective sentences and various crimes which can lead to the arrest and imprisonment in China together with their relative convictions.  Some examples of crimes are: disclosure of state secrets, incitement to subversion against the regime, disclosure of military secrets and espionage.

Many of those crimes provide for the death penalty. Inside the museum it was also possible to observe the accurate reconstruction of a typical isolation cell which is actually present in every laogai.

We know that accurate copy had been reproduced using the measures of a real isolation cell of the Tuanhae farm, that is situated in the suburbs of Beijing. Isolation though is only one of the physical and psychological tortures to which the prisoners can be submitted; other methods of torture indeed are: nails removal, sleep deprivation, immersion in boiling water, electroshock, genital evirating and cuffing of the wrists and ankles to chains which are fixed on the ground so that the inmate are forced to keep a supine position for a long time, without any possibility of movement.

Furthermore, the museum presents about 48 portraits of Chinese prisoners, reporting the date of arrest, the sentence and the accusation made by third parties to the prisoners themselves. Next to these, two distinct categories of political prisoners were described: the first one concerning those who were publicly condemned and executed, the second referring to those who survived to the laogai, like Jean Pasqualini, a famous Chino-French journalist.

Thanks to the various documents and the numerous testimonies we could have an idea of the everyday life inside a laogai. Clothing and books were displayed together with newspapers used in the study classes and products manufactured inside the prison blocks, some of them were recovered through back doors and partly were donated by former Chinese prisoners.

The last section of the museum invited the visitor to reflect on the issues about human rights and their relevance in China about which we are still concerned even nowadays; among those it is fair to remember the problem of religious tolerance, the rights of the minorities and the thorny aspect of the organ trade, organs which are taken from the bodies of those who were condemned to death.

In this museum was also faced the function of the laogai. The presence of Chinese companies on the international market which are prisons camps with fictitious names which allows the export trade of products realized with a commercial name. All this demonstrate, in practice, that Chinese prisons are actually the backbones of the power and of the wealth achieved in China today.

The last exhibition of the museum took our attention to the freedom of speech and the Internet in China: the Chinese Communist Party works diligently to monitor information traffic and censorship in the country, using the latter as the main weapon to protect the credibility and the power of the regime itself.

Traduzione di Fiorenza Ferrante con la gentile collaborazione di Patrizia Pennè, insegnante di inglese

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.