Testimoni coraggiosi – 3 – Zhou Yuanzhi

Zhou Yuanzhi è il terzo attore nel cui nome, in Florida,  la Laogai Research Foundation ha intentato una causa per danni nei confronti della CISCO.
Fin dai primi anni del XXI secolo, Zhou Yuanzhi è  divenuto un attivo cyber dissidente molto critico nei confronti del regime comunista di Pechino.
Sia con il suo vero nome che con uno pseudonimo, dal 2004 è divenuto un regolare collaboratore del sito  “Guancha” (www.observechina.net ) gestito dalla Laogai Research Foundation. In più di 40 articoli in 4 anni, ha scritto per la tutela dei diritti dell’uomo in Cina ed ha riflettuto con competenza e realismo sulle possibili vie per la democratizzazione del paese.
Dal 2007 ha cominciato anche a lavorare come reporter, sempre per Guancha: in meno di due anni di indagini che gli hanno richiesto tempo, sacrificio e alto rischio, ha studiato, documentato e pubblicato sotto pseudonimo  più di dieci rapporti
La sua attività era però costantemente sotto controllo: in più occasioni la polizia lo ha “invitato per un tè” e gli ha ingiunto di smettere di scrivere.
Nel maggio 2008, l’ufficio di Pubblica Sicurezza della città di Jingmen, nell’Hubei, ha scoperto nella sua posta elettronica un rapporto per la LRF sui prodotti dei laogai: ha arrestato perciò lui e sua moglie, Zhang Zhongfeng.
Molti file di Zhou erano archiviati nella cartella “bozze” di un account gmail, ma la polizia è riuscita ad accedervi , a copiare i file e a cancellarli.
La casa di Zhou è stata perquisita, il computer, la macchina fotografica, i documenti bancari e altre cose di sua proprietà sono state confiscate.
Nel luogo dove lo hanno rinchiuso, Zhou è stato crudelmente torturato finché  ha confessato che stava scrivendo il rapporto per la LRF.
La moglie dopo tre giorni è stata messa agli arresti domiciliari.
Grazie alle pressioni della comunità internazionale anche Zhou dopo 12 giorni è stato messo sotto stretta sorveglianza agli arresti domiciliari, fino al 3 novembre 2008.
Nonostante sia formalmente finito il periodo di arresto, la casa di Zhou è stata contornata di una dozzina ditelecamere e senza preavviso la polizia vi irrompe in continuazione per controllare il computer. Sono riusciti a trasformare la sua casa in una prigione.
Da allora Zhou, nonostante il diploma, non riesce a trovare lavoro e la famiglia si sostiene a stento con lo scarso salario della moglie. L’impossibilità di avere un lavori rientra tra gli atti di discriminazione politica posta in atto dalle autorità cinesi.

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