Terremoto Nepal: “sempre più ragazze rischiano di diventare schiave del sesso”

Secondo l’organizzazione Shakti Samuha nell’anno 2012- 2013 circa 13 mila donne tra i 12 e i 19 anni sono sparite nel nulla. Nelle zone rurali devastate dal terremoto esiste il pericolo che “sempre più ragazze passino la frontiera adescate da trafficanti che si fingono soccorritori”, spiega Sarala Jamang, capo progetto nella zona. La mancanza di alternative “rende le giovani ancora più esposte al rischio di finire a lavorare in qualche bordello di Bombay, Karachi o Bangkok”

In Nepal lo sfruttamento sessuale e il traffico di donnebambine è una pratica diffusa che risale all’epoca della dinastia Rana quando, fino agli anni ’50, il sovrano e i suoi funzionari, per garantirsi il sostegno del governo britannico, regalavano all’Indiale ragazze nepalesi, da sempre considerate tra le più belle della regione. Col passare degli anni e la crescita della globalizzazione e dei settori del turismo e dell’intrattenimento, il fenomeno è cresciuto e sempre più ragazze vengono vendute, anche per un centinaio di dollari, sempre più lontano: in Cina, nelle Filippine, in Corea, fino al Sud Africa. Adesso il pericolo è che l’emergenza scatenata dal terremoto dello scorso 25 aprilealimenti il flusso di giovani che finiscono nella rete dei trafficanti affidandosi a chi promette loro prospettive, marito e lavoro a patto di seguirlo. A lanciare l’allarme è l’ong Shakti Samuha, la prima organizzazione nel mondo ad essere costituita da donne sopravvissute alla tratta. E’ stata fondata nel 1996 da 15 delle 128 donne tornate in Nepal dopo essere state rapite, portate in India e costrette a lavorare per anni come prostitute per le strade del Maharashtra.

La prevenzione, la protezione, la rielaborazione del trauma e l’accesso all’educazione sono i cardini su cui l’organizzazione lavora negli 11 distretti del Nepal in cui è presente. Thapatali, alla periferia orientale di Kathmandu, è uno degli slum più critici della capitale e uno dei tanti in cui l’organizzazione opera. Nel 2012 il governo ha ordinato la demolizione di circa 200 case e da quel momento gli oltre 2 mila abitanti della zona vivono nelle tende. “In contesti del genere- spiega al IlFattoQuotidiano.it Aashish Dulal, uno dei coordinatori- la totale mancanza di alternative rende le ragazze ancora più vulnerabili ed esposte al pericolo di finire a lavorare in qualche bordello di Bombay, Karachi o Bangkok”.

I numeri di questo mercato sono incerti. Le ultime stime elaborate dalla Commissione locale per i diritti umani parlano, in riferimento all’anno 2012- 2013, di circa 13 mila donne– tra i 12 e i 19 anni- sparite nel nulla e di altre 16 mila che hanno denunciato di essere state vittima di minacce, pressioni o tentativi di rapimento. Questi, al momento, sono gli unici dati disponibili e il timore appunto è che, dopo il sisma, il rapporto che fotografa quest’anno contenga numeri allarmanti. Il rischio è che questa situazione si crei anche altrove. I distretti di Sindhupalchok e Gurkha si trovano molto vicino alla zona dell’epicentro e sono stati tra i più danneggiati. L’80% delle case è andato distrutto, le persone vivono in tende di fortuna, non hanno accesso all’acqua potabile e i soccorsi tardano ad arrivare perché le strade sono impraticabili. “Condizioni di questo tipo- secondo Sarala Jamang, capo progetto nella zona- alzano notevolmente il rischio che sempre più ragazze passino la frontiera adescate dall’inganno dei trafficanti che si fingono soccorritori, entrano in diretto contatto con loro e rappresentano l’unica soluzione possibile”.

La povertà facilita l’inganno. “La maggior parte delle ragazze infatti- ha continuato Jamang- non vengo rapite ma scelgono volontariamente, seppur inconsapevolemente, di partire attratte dal miraggio di una vita migliore”. Secondo un rapporto di Amnesty International sullo sfruttamento sessuale, i trafficanti prediligono ragazze provenienti da fasce povere e disagiate delle popolazione perché la mancanza di alfabetizzazione e la mancata conoscenza della lingua del paese in cui verranno portate le rende, fisicamente e psicologicamente, dipendenti. Inoltre, il fatto che la maggior parte della volte passino illegalmente la fronteria, rende loro difficile tentare di tornare indietro. E proprio sul controllo alle frontiere il Ministero di Salute pubblica martedì ha tenuto una riunione, cui è stato invitato anche il team di Shakti Samuha, per far in modo che, lungo la linea di confine con l’India, vengano svolti controlli più capillari.

Il coordinatore ha poi spiegato che in questa fase dell’emergenza l’attenzione è tutta concentrata sul portare aiuti di prima necessità. “Insieme a tende, acqua e riso però ci stiamo attrezzando – ha spiegato – per portare anche un supporto psicologico e generi di conforto femminili per cercare di trattenere il maggior numero di donne dal compiere una scelta sbagliata”. Domani altri volontari dell’organizzazione da Kathmandu partiranno verso nord, verso le zone più colpite. Tra loro anche Sarrada, recuperata l’anno scorso in Cina grazie all’azione congiunta di Shakti Samuha, l’ambasciata e la polizia locale. Per anni è stata costretta a lavorare come ballerina in un night di New Delhi e a trascorrere la notte con uomini in vacanza. Quando è stata rapita aveva 13 anni. Dopo anni di violenze e abusi adesso vive a Kathmandu in una delle tante case di accoglienza che l’organizzazione ha sparse per il Paese. Nello spiegare cosa intende fare domani usa più volte un’espressione nepalese che non ha un’esatta traduzione in altre lingue ma suona più o meno così: “Voglio andare a raccontare quanto caro sia stato il prezzo, doppio, che ho pagato, quello di essere stata schiava e presa in giro”.

di Marta Cosentino,Il Fatto Quotidiano,07/05/2015

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