Terre rare: la Cina annuncia nuovi tagli all’export di questi materiali preziosi

Arriva dalla Cina una notizia che fa sussultare l’industria dell’hi-tech: nel 2011 i tagli alle terre rare  – i metalli impiegati nella produzione di gioielli tecnologici come l’iPod – potrebbero essere maggiori dell’anno scorso. Da Pechino giustificano la possibile scelta di riduzione delle esportazioni appellandosi a ragioni ambientali, una buona scusa nel caso debba giustificarsi poi davanti all’Organizzazione mondiale per il commercio (WTO).
Ad essere più preoccupati sono gli Stati Uniti, che monitorano da tempo le azioni cinesi e hanno chiesto svariate volte di eliminare i vincoli all’esportazione di quei 17 metalli preziosissimi, ormai oggetto di speculazioni sul mercato internazionale, sul quale i prezzi sono saliti anche superando quello praticato sul mercato locale.
Si tratta di materiali utilizzati per la produzione di oggetti di hi-tech, ma anche in quella di energia pulita, ecco perché sono così importanti per l’economia statunitense (e mondiale). Tuttavia, è la Cina a detenerne il monopolio, controllando oltre il 90% della produzione e, quindi, del loro commercio. Lo scorso anno, quando le è stato chiesto di fornire 48 mila tonnellate, però, ne ha fornite circa 30 mila, suscitando le ire del resto del mondo.
E pensare che poco tempo fa il ministro del Commercio cinese aveva promesso che nel 2011 i tagli non sarebbero stati rilevanti, dopo quelli drastici di quest’anno (-40%). Invece, per i primi tre mesi dell’anno nuovo è stato previsto un export di poco più di 14 mila, che ha fatto sobbalzare le industrie americane, anche se dalla Cina ricordano che non si tratta di cifre che determineranno l’andamento delle forniture lungo il resto dell’anno. Sarà anche così, ma la preoccupazione cresce.
La questione che irrita maggiormente gli USA, tuttavia, è una probabile vittoria delle ragioni cinesi davanti alla WTO. Se da un lato non è possibile bloccare la libera circolazione delle merci, dall’altro sussistono parecchi elementi a favore della Cina. Un Paese può limitare, infatti, le esportazioni per favorire la propria industria interna, così come può limitarle per preservare certe risorse esauribili (a patto però che limiti anche l’utilizzo locale).
Sarà difficile, quindi, vincere quella che per gli USA è una battaglia contro il proibizionismo e che, invece, per la Cina è una crociata a favore dell’ambiente. Impossibile, naturalmente, provare il contrario.

Fonte: GreenBiz.it, 29 dicembre 2010

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