Terre rare, immobili e contratti statali

La famiglia del vice presidente cinese Xi Jinping, in procinto di divenire il leader della Quinta generazione comunista al posto di Hu Jintao, è una delle più ricche del Paese. Un lungo dossier preparato da Bloomberg – che è stato per questo oscurato dalla censura cinese – dimostra come nipoti, parenti acquisiti e cugini legati in vario modo al leader politico siano proprietari di beni immobiliari, azioni di società pubbliche, aziende legate ai servizi statali, società di telecomunicazioni e persino “terre rare”, i rarissimi minerali che tutto il mondo cerca di ottenere e che sono fondamentali per la produzione di microchip. Il giro di affari totale si aggira intorno al miliardo di dollari. Anche se in Cina gli assetti societari delle industrie pubbliche sono protetti dalla censura del Partito, si può risalire ai veri detentori delle azioni tramite le società di comodo istituite in teoria per proteggerli. Gli interessi della famiglia Xi comprendono 376 milioni in azioni di aziende di vario tipo; il 18 % di una compagnia che commercia in “terre rare” e che fattura 1,73 miliardi; 20,2 milioni derivanti da una compagnia pubblica del settore tecnologico. Questa fortuna nasce dall’impegno rivoluzionario del patriarca della famiglia, Xi Zhongxun, che aiutò Mao Zedong nella scalata al potere e per questo venne ricompensato con posti di altissima responsabilità dopo la presa di potere dei comunisti. Questo rende Xi e i suoi parenti dei “principini”, il nome con cui in Cina si indicano i figli dei grandi rivoluzionari che – grazie agli sforzi dei padri – oggi possono godere di ricchezza e influenza sociale e politica. La maggior parte della fortuna familiare è di proprietà della sorella maggiore di Xi (Qi Qiaoqiao, 63 anni), di suo marito Deng Jiagui, 61 anni, e dalla loro figlia Zhang Yannan, 33 anni. Qi e Deng condividono le azioni della Shenzhen Yuanwei Investment Co, compagnia che si occupa di immobili e che fattura 288 milioni; Zhang possiede azioni della Hiconic Drive Technology Co per un totale di 20,2 milioni; Deng, in maniera indiretta, possiede il 18 % della proprietà della Jiangxi Rare Earth&Metals, che opera nel campo estrattivo delle “terre rare” e che vale in totale più di 1 miliardo di dollari. Un altro cognato di Xi, Wu Long, guida la New Postcom Equipment Co, una compagnia di telecomunicazioni che ha ottenuto da poco un contratto (da centinaia di milioni di yuan) dalla China Mobile Communication Corp, la più grande compagnia telefonica al mondo per numero di utenti di proprietà statale. A tutto questo vanno aggiunte proprietà immobiliari di gran pregio sparse per tutta la Cina: soltanto a Hong Kong la famiglia vanta immobili per un valore di 24,1 milioni di dollari. In tutto questo Xi Jinping, la moglie Peng Liyuan (49 anni, famosa cantante dell’Esercito di liberazione di popolare) o la figlia non sembrano essere coinvolti in maniera diretta. Non ci sono prove che indichino un intervento del leader politico per aiutare le transazioni finanziarie dei suoi familiari o che evidenzino comportamenti scorretti da parte loro. Ma nella Cina contemporanea, spaccata da un divario economico che aumenta di anno in anno, la ricchezza dei dirigenti e dei funzionari comunisti scatena moltissimi malumori nella popolazione. Lo stesso Xi ha costruito la propria carriera su un piano di incorruttibilità. Nel corso di una conferenza organizzata dal Partito nel 2004 aveva detto: “Tenete a bada i vostri conougi, i figli, i parenti, gli amici e i membri dello staff. Non usate il potere per ottenere introiti personali”. Negli ultimi 3 decenni, in cui ha scalato tutta la gavetta comunista, ha promosso campagne anti-corruzione e piani per la “pulizia” dei membri del Partito. Dal 2007 è membro della Commissione permanente del Politburo cinese e, il prossimo ottobre, dovrebbe essere nominato dal Congresso del Partito segretario generale e presidente della Repubblica. Questo curriculum potrebbe tuttavia non essere sufficiente. Nel Paese, nonostante una crescita economica strabiliante, la ricchezza e la corruzione continuano a essere le maggiori minacce alla sopravvivenza stessa del sistema monopartitico. Negli ultimi 20 il divario fra ricchi e poveri e quello fra residenti urbani e contadini è aumentato di continuo, più che in qualunque altro Paese asiatico. Barry Naughton, professore di economia cinese all’università della California, spiega: “Il cinese medio si arrabbia quando sente che qualcuno collegato alla politica ha trattato affari per milioni di dollari”. D’altra parte, i leader comunisti delle ultime generazioni non hanno fatto eccezione. Da quando Deng Xiaoping ha “sdoganato” la ricchezza fra i comunisti – dichiarando che “è giusto che qualcuno si arricchisca per primo, basta che poi aiuti gli altri a divenire ricchi a loro volta” – tutti i maggiori dirigenti del Paese sono stati coinvolti in scandali legati all’ostentazione del benessere. Il figlio dell’attuale premier Wen Jiabao ha fondato una società di private equity, mentre il figlio del suo predecessore Zhu Rongji guida una banca di investimenti. Da quando è arrivato internet, le cose per loro sono peggiorate. Il pubblico ha molto criticato il Rolex d’oro sfoggiato da un ex ministro del commercio in un’occasione pubblica, così come la figlia dell’ex premier Li Peng – il “macellaio di Tiananmen” – che ha indossato un vestito di marca Emilio Pucci durante l’incontro nazionale legislativo dello scorso marzo. Commentando questa scelta, un utente della Rete ha detto: “Con i soldi pagati per quel vestito si potevano vestire 200 bambini poveri”. Inoltre, la corruzione non passa più sotto silenzio. Il “caso Wukan” – il villaggio del Guangdong che ha combattuto e vinto contro l’elezione di un funzionario corrotto, ottenendone la rimozione – dimostra che la popolazione non sopporta più malversazione e abusi da parte dei funzionari del Partito. Il premier Wen e lo stesso presidente Hu Jintao hanno più volte sottolineato che se non si sradica questo fenomeno rischia la sopravvivenza stessa del sistema comunista. Wan Guanghua, capo economista dell’Asian Development Bank, conclude: “Quello che mi preoccupa davvero è l’alleanza fra i ricchi e i potenti. Questo rende la corruzione e l’ineguaglianza persistenti e impossibili da battere”.

Fonte: Asia News, 2 luglio 2012

Condividi:

Stampa questo articolo Stampa questo articolo
Condizioni di utilizzo - Terms of use
Potete liberamente stampare e far circolare tutti gli articoli pubblicati su LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, ma per favore citate la fonte.
Feel free to copy and share all article on LAOGAI RESEARCH FOUNDATION, but please quote the source.
Licenza Creative Commons
Quest'opera è distribuita con Licenza Creative Commons Attribuzione - Non commerciale 3.0 Internazionale.