Taipei rimanda i colloqui commerciali con Pechino

Il governo taiwanese ha deciso di rinviare alla fine di ottobre i colloqui commerciali informali con la Cina, previsti in origine per la settimana in corso. La motivazione ufficiale per il rinvio è data dagli impegni relativi alla discussione parlamentare sul bilancio dell’isola. Lo conferma Huang Chih-peng, direttore dell’Ufficio taiwanese per il commercio estero e capo della delegazione: “Il budget del nostro governo è al momento in fase di revisione parlamentare. Abbiamo deciso per questo di spostare gli incontri”.

Secondo i media locali, gli incontri commerciali fra le due nazioni (che si terranno per la quarta volta) serviranno a fissare un’agenda per delle discussioni formali. L’attuale governo taiwanese, considerato “amichevole” nei confronti della Cina popolare, spera che i negoziati possano produrre un vero e proprio accordo economico, che potrebbe far crescere l’economia interna di almeno un punto percentuale. Il Kuomintang, il partito nazionalista di maggioranza, spera di riuscire a chiudere l’accordo entro l’inizio del prossimo anno; l’opposizione, composta dal partito democratico e da altre sigle minori, è invece a favore dell’indipendenza totale da Pechino e teme che una firma ufficiale possa mettere in pericolo lo status di Taiwan (v. foto).

Il dibattito si è esteso a tutte le fasce della popolazione dell’isola, che ritengono primaria la questione dell’occupazione interna. Dopo i due boom economici di Taiwan – il primo negli anni Sessanta e il secondo negli anni Novanta – le problematiche legate ai posti di lavoro sono tornate in primo piano. Al momento il tasso di disoccupazione interna è pari al 5,82%: praticamente il doppio rispetto al 2,99% del 2000.

Secondo le prime bozze dell’accordo con la Cina, la firma porterà 350mila nuovi posti di lavoro nel settore chimico, tessile e meccanico; ma c’è anche la possibilità di perdere 80mila impieghi nel campo dell’elettronica e del materiale plastico. Secondo il premier taiwanese, Wu Den-yih, “questo patto è come una rosa: gli ottimisti vedono il fiore, i pessimisti le spine. Come governo, abbiamo il dovere di guardare l’intera rosa”.

Fonte: AsiaNews, 19 ottobre 2009

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