Swarovski chiude in Cina per motivi etici e di qualità

La società austriaca “Swarovski” chiude i suoi stabilimenti in Cina e nella Repubblica Ceca, mentre la produzione sarà spostata in Austria e Serbia, viene comunicato oggi dall’azienda. Negli ultimi mesi sono state analizzate le produzioni all’estero e si è stabillito che le condizioni in Cina la rendono difficile in base agli standard di qualità ed etica.

Dopo il cambiamento completo della strategia internazionale della produzione, nei mesi successivi la produzione sarà concentrata sulla sede in Austria, mentre il nuovo stabillimento sarà in Serbia.


Commento di Gianni Taeshin Da Valle, LRF

In Cina non c’è certamente una grande fame di etica nella maggior parte dei businessmen. L’economia cinese è priva di una cornice di riferimento morale. Le critiche rivolte alle aziende cinesi perché inquinano troppo o non rispettano i diritti dei lavoratori, sono insufficienti e volutamente rese “soft”, soprattutto se arrivano da Paesi le cui società si dotano sì di codici etici altisonanti, ma poi delocalizzano il loro “lavoro sporco” proprio in Cina.

I rapporti commerciali con il regime cinese non sono solo immorali ma anche controproducenti e nocivi da un punto di vista economico: tutto ciò che è immorale, negativo, non potrà mai condurre a qualcosa di positivo e in particolar modo quando il rispetto dei diritti umani viene distinto dalle questioni economiche.

Chi trae vantaggio dagli affari con la Cina? Le centinaia di milioni di lavoratori e contadini cinesi sfruttati dal partito? Le centinaia di migliaia di disoccupati europei? O, forse, solo le multinazionali, le aziende che stringono affari con la Cina ed il regime cinese?

Il solo metodo per ottenere il rispetto dei diritti umani e migliorare sia il benessere del popolo cinese sia l’avvenire sociale ed economico delle future generazioni italiane ed europee è quello di vincolare al rispetto dei diritti umani, sociali e ambientali qualsiasi accordo commerciale con la Cina.

Questa linea di condotta dovrebbe essere adottata da una politica seria e morale che, purtroppo, oggi viene calpestata.

Oggi molte società come la “Swarovski” chiudono gli affari con la Cina e spostano la loro produzione per molteplici fattori.  I più importanti sono da ricercarsi nella  qualità della produzione inferiore rispetto ai livelli standard europei ma anche perché sta nascendo una sempre maggiore consapevolezza che calpestare la dignità delle vite degli uomini non vale i nostri affari.

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Fonte: ekapija.com, 27 feb 15

English article: Relocates production from China and Czech Republic to Serbia

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