Svizzera-Cina: incontro commerciale, passi avanti trattato libero scambio

Il tema della liberalizzazione commerciale in era di crisi economica è alquanto controversa. Non sembrano dello stesso parere la Presidente della Confederazione svizzera Doris Leuthard e il vice leader della Cina Li Keqiang. A Berna si è compiuto un notevole passo avanti nella creazione di un trattato di libero scambio tra i due Paesi.

Il primo incontro è avvenuto ieri nella capitale della Svizzera. L’occasione non poteva essere delle migliori: si trattava di celebrare il 60° anniversario del riconoscimento, da parte dello Stato elvetico, della nascita della Repubblica popolare cinese. La Svizzera, infatti, fu tra le prime nazioni a riconoscere ufficialmente il nuovo assetto statale della Cina, seguita a ruota dal resto della comunità internazionale.

Il largo seguito di accompagnatori giunti a Berna direttamente dalla Cina ha lasciato poco spazio a un mero intento celebrativo. Il vertice svizzero invece è stato volto a modificare una tendenza protezionistica da parte dei due Stati in direzione di una collaborazione economica e commerciale.

Dopo aver discusso dei modi possibili per creare le migliori condizioni di scambi, Li Keqiang e la Leuthard hanno escogitato una sorta di ‘road map’ da iniziare nel mese di febbraio. Il prossimo mese, infatti, gli esperti economici di ambo i Paesi inaugureranno a Pechino il nuovo corso economico, tramite una commissione ad hoc.

Il vice leader cinese parteciperà, nei prossimi giorni, al World Economic Forum (WEF) previsto a Davos. Un piccolo incidente di percorso si è verificato nella consueta conferenza stampa, tenuta alla fine dell’incontro diplomatico, nel timore di essere sottoposto a domande ‘scomode’ sulla questione di Guantanamo e sui due fratelli uiguri detenuti nella base americana.

Mentre la Svizzera si è mostrata disponibile ad accogliere nel proprio territorio questi prigionieri, sulla scia dell’intenzione americana di chiudere il prima possibile la base americana a Cuba, la Repubblica popolare cinese vorrebbe con sé i due uomini per giudicarli in base alla loro giurisdizione. Il tema non era in agenda nell’incontro tra i due leader, i quali non hanno mancato di discutere temi ‘scottanti’ per la potenza orientale, come i diritti umani e gli scenari internazionalistici.

Il tema dei diritti umani va di pari passo con l’incontro commerciale, visto che circa 300 imprese svizzere operano nel territorio cinese. Pur avendo aperto le frontiere all’Occidente, la Cina lascia insolute alcune spinose questioni, come quella del rispetto dei diritti dei lavoratori, motivo principale del basso costo della manodopera e della scelta di molte multinazionali di creare stabilimenti produttivi.

L’incontro bilaterale è importante anche per il significato simbolico che racchiude in sé. In ogni fase di crisi economica mondiale le nazioni hanno sempre teso a rinchiudersi, creando barriere ai propri confini attraverso i dazi. In un mondo globalizzato da anni, l’idea del protezionismo risulta retrograda e controproduttiva, anche se gli effetti nel breve periodo potrebbero far pensare diversamente.

Fonte: Periodico Italiano, 27 gennaio 2010

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