Studenti uiguri all’estero obbligati a rimpatriare per minacce alle famiglie.

Secondo fonti in Xinjiang e in Egitto, le autorità cinesi hanno intimato agli studenti uiguri iscritti presso scuole estere di rientrare in patria entro il 20 maggio, sotto la pressione di minacce alle famiglie e, in alcuni casi, di membri delle stesse presi in ostaggio.

Uno studente uiguro presso l’Università egiziana di Al-Azhar ha riferito che le pressioni sono cominciate a fine gennaio, in tutta a regione dello Xinjiang. Alcuni degli studenti, una volta rientrati, sono stati arrestati o sono svaniti nel nulla.

“Pare che tutti quelli che sono rientrati dall’Egitto siano semplicemente spariti. Non siamo riusciti a metterci in contatto con nessuno”, riferisce una fonte anonima.

“Un mio amico è rientrato perché tutta la sua famiglia era stata arrestata”, prosegue l’informatore.

“È una spada di Damocle sulle teste degli studenti uiguri. Sono tutti depressi e spaventati a morte”.

Un altro studente uiguro in Egitto conferma che molti di quelli richiamati in patria sono stati arrestati al loro arrivo.

Due sorelle, Sumeyya e Subinur, dopo essere state chiamate dalla prefettura di Hotan, in Xinjiang, sono state fermate dalla polizia.

“Sette o otto giorni dopo le hanno condannate a tre anni di prigione. La sentenza per la sorella più piccola è stata rieducazione politica”, prosegue l’informatore.

“Un’altra ragazza, Asma, anche lei di Hotan, è rientrata due settimane dopo ed è stata arrestata all’aeroporto”.

“Abbiamo tutti ricevuto la comunicazione di tornare entro la data limite”, ha confermato un altro studente presso Al-Azhar.

“Ci costringono arrestando le nostre famiglie. Mio padre è in carcere da due mesi”, prosegue.

Alcuni degli studenti vogliono tentare di rimanere in Egitto fino alla fine della scuola, altri hanno provato a scappare andando in Turchia ma pare che siano stati fermati al confine e sia stato vietato loro l’accesso.

Indagini sulle visioni politiche

Ufficiali di polizia e membri del partito comunista cinese della contea di Peyziwat in Kashar hanno dichiarato a RFA che la campagna è un tentativo delle autorità di fare indagini sulle opinioni politiche degli studenti cui è stato chiesto il rientro.

“Da come ho capito, l’obiettivo di questa misura è di capire le loro posizioni politiche e ideologiche, e in seguito di educarli alle leggi del proprio paese e agli attuali  progressi”, ha espresso un funzionario di polizia di un villaggio della municipalità di Barin, presso Peyziwat.

“Abbiamo ordini dall’alto”.

Funzionari di partito di tre villaggi referenti a Barin hanno comunicato che gli studenti uiguri richiamati studiano in Turchia, Francia, Australia e Stati Uniti.

“Abbiamo cinque studenti all’estero, due cinesi e tre non cinesi.”, riferisce il segretario di partito di uno dei tre villaggi. “Fino adesso abbiamo riportato indietro due uiguri. Uno era in America, l’altro in Turchia”.

Il segretario di un altro villaggio ha detto: “Nel nostro villaggio sono tre gli studenti all’estero: uno in America e due in Turchia. Quello in America è stato richiamato dal padre, e dopo aver parlato con noi è tornato indietro. Uno di quelli della Turchia è ancora qui e non partirà”.

“Una ragazza che studia in Turchia non è ancora tornata”, prosegue, “al momento stiamo discutendo della cosa con i genitori. Stiamo dicendo loro che, o torna entro due settimane, o le cose si mettono male per tutti”.

Ha aggiunto che c’è un ufficiale governativo che è stato assegnato specificatamente per interagire con i genitori.

“Sostanzialmente dice ai genitori di consigliare i propri figli di non prendere cattive strade e di non partecipare ad attività anti cinesi”.

Il funzionario di partito del terzo villaggio riferisce: “Abbiamo due studenti all’estero, uno in Francia e uno in Australia, ma non è tornato nessuno dei due”.

“Li abbiamo avvertiti di rientrare per la fine di maggio, abbiamo ordine di implementare questa politica. Le direttive arrivano dal Governo della Regione autonoma dello Xinjiang”.

“Stiamo facendo rientrare tutti gli studenti uiguri all’estero. Il lavoro consiste in diverse fasi ma non posso dare altri dettagli per telefono”, ha dichiarato un ufficiale di polizia di Turpan.


Presi di mira solo gli studenti uiguri

Uno studente mussulmano di etnia Hui, proveniente dalla regione di Ningxia, anch’egli studente presso Al-Azhar, ha sottolineato il fatto che sia l’etnia uigura presa di mira.

“Noi studenti Hui non dobbiamo tornare, noi restiamo”.

Bai Kecheng, presidente dell’Associazione degli accademici e degli studenti cinesi presso il consolato cinese in Egitto, nel frattempo ha negato di essere a conoscenza di alcuna ordinanza di rientro per gli uiguri.

“Nemmeno il consolato sa di queste direttive”, ha affermato, “probabilmente provengono dalle autorità locali dello Xinjiang”.

Nel frattempo panetterie e ristoranti uiguri vicino all’università egiziana Al-Azhar stanno lamentando grosse perdite a causa dei rientri degli studenti: “Ai locali non piace il nostro cibo, lo consumano principalmente gli studenti uiguri. Se loro se ne vanno, le nostre attività ne risentono pesantemente”.

Radio Free Asia, 9 maggio 2017

Traduzione Andrea Sinnove, LRF Italia Onlus

English article,RFA:

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