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Storia di Miao, sparita in Cina, e della giornalista che la cerca

Zhang Miao era, anzi è, l’assistente della giornalista tedesca Angela Köckritz, corrispondente da Pechino di Die Zeit. Zhang è stata prelevata da agenti dell’ufficio per la sicurezza in ottobre, dopo essere rientrata da Hong Kong dove aveva accompagnato la giornalista, impegnata a seguire le proteste popolari a favore del suffragio diretto del territorio (proteste seguite con grande apprensione dalle autorità centrali, che vi vedevano una minaccia sia alla autorità del partito comunista sia alla integrità nazionale).

Angela si è battuta per avere informazioni di Miao – più che un’assistente e un’interprete: un’amica – e per arrivare, se non al rilascio, almeno a una certa trasparenza sul suo caso. Non ci è riuscita e, anzi, ha dovuto precipitosamente lasciare la Cina per non rischiare di essere accusata formalmente di spionaggio.

Angela Köckritz ha raccontato la sua vicenda in un lungo post che si rivela una lettura illuminante: su come la Cina intenda lo “Stato di diritto” nel quale il presidente Xi Jinping la vuole trasformare (di Stato di diritto effettivamente si tratta, ma con il diritto legalmente e implacabilmente subordinato alla linea e agli interessi del Partito); sul labirinto kafkiano che si estende tutto intorno ai cittadini cinesi (e talvolta agli stranieri), pronto a inghiottirli; su come le autorità cinesi intendano il concetto di “patriottismo”; su come i servizi di sicurezza siano onnipotenti e, di contro, su quanto sia fragile il relativamente più aperto ministero degli Esteri; su come viene interpretato a Pechino il diritto di informare e, infine, sui rischi di fare giornalismo.

Corriere della sera,22/01/2015

Versione inglese,The Guardian: German journalist’s harrowing story of her arrested Chinese assistant [1]