Stop alle autoimmolazioni dal vertice il diktat sul Tibet

La Cina vieta ai tibetani anche il diritto di uccidersi per denunciare quella che considerano l’ «occupazione» di Pechino. L’ ultimo stadio della repressione nelle regioni del Tibet storico, si consuma mentre nella capitale si chiude il 18° Congresso del partito comunista, che annuncerà domani la nuova leadership fino al 2022. Le autorità cinesi hanno rivelato che nelle ultime settimane una rete hi-tech di telecamere ha diviso l’ altopiano himalayano in settori ravvicinati al punto che i militari possono essere mobilitati entro due minuti per impedire tentativi di auto-immolazione. Il sistema “Skynet” controlla monasteri buddisti, città e villaggi, ma pure le zone di confine e le strade che conducono a Pechino. Un investimento miliardario per porre fine ai suicidi dei tibetani che chiedono la libertà e il ritorno del Dalai Lama a Lhasa e per fare in modo che la rivolta, nei giorni del passaggio del potere, resti invisibile agli occhi del mondo. La militarizzazione delle regioni tibetane, isolate e monitorate giorno e notte, spiega perché nelle ultime settimane i roghi umani si siano drammaticamente moltiplicati, ma sia diminuito il numero delle vittime. Secondo le organizzazioni internazionali, gli attivisti tibetani si appiccano fuoco, ma gli agenti cinesi riescono a intervenire prima che le ustioni li uccidano. Una sofferenza senza precedenti, con decine di persone in agonìa, che le Ong hanno denunciato invano nella Grande sala del Popolo, ma che ha finora lasciato indifferenti sia i governi stranieri che gli stessi dissidenti cinesi. Il bilancio delle auto-immolazioni però continua ad aggravarsi. Nonostante l’ impossibilità di raggiungere il Tibet, testimoni locali confermano che anche ieri due ragazzi di vent’ anni si sono dati alle fiamme nella regione del Qinghai, dove è nato il Dalai Lama. In una settimana, dall’ inizio del Congresso a Pechino, le vittime sono almeno dieci, oltre 70 dal 2009, una sessantina solo nel 2012. Negli ultimi giorni migliaia di studenti tibetani sarebbero scesi nelle strade per manifestare contro «il dominio cinese» e contro l’ abolizione della lingua tibetana nelle scuole. E a far salire ancora di più la tensione, mentre il Panchem Lama nominato dal partito è nella capitale, il viaggio del Dalai Lama in Giappone. Ieri ha chiesto ai parlamentari nipponici di andare in Tibet per capire le ragioni dei suicidi e raccontare al mondo la tragedia in atto. Durissima la reazione della Cina, che ha accusato il Dalai lama di «glorificare le immolazioni» e di «schierarsi con l’ estrema destra giapponese contro la nostra patria comune».

Fonte: Repubblica.it, 14 novembre 2012

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