Stop agli aborti forzati ed alla guerra contro le donne in Cina!

Durante il Congresso della Laogai Research Foundation a Roma lo scorso 7 maggio abbiamo intervistato l’Avv. Reggie Littlejohn, esperta internazionale sulla politica del figlio unico in Cina, presidente dell’Associazione “Women rights without frontiers”. TB: Avvocato come mai si è occupata della Politica del Figlio Unico in Cina?
RL:  Sono un avvocato e negli anni ’90 ho assistito una cliente fuggita dalla Cina che era stata forzatamente sterilizzata ed anche perseguitata solo per il fatto di essere cristiana. Così ho conosciuto la realtà della politica del figlio unico e mi sono resa conto della vera a propria guerra del regime comunista contro le donne ed i bambini. Il regime si vanta di aver evitato 400 milioni di nascite dall’introduzione della politica del figlio unico nel 1979. Questo e’ un crimine contro l’umanita’.
TB: Cosa significa esattamente la politica del figlio unico?
RL: La dittatura del Partito Comunista Cinese ha spogliato i cittadini di tutte le libertà fondamentali. Dalla fine degli anni ‘70 in poi al popolo cinese è stato tolto anche il diritto alla salute riproduttiva, nonostante le roboanti  dichiarazioni di intenti dei governi e la grande risonanza data dai mass media occidentali ai cambiamenti proclamati a parole dai leader negli ultimi decenni.
TB: Cosa rappresenta in pratica questa politica?
RL: Molti sanno della Politica del figlio unico ma pochi conoscono cosa essa significhi in pratica. La Commissione della Pianificazione familiare cinese ha centinaia di migliaia impiegati a tempo pieno e si avvale della collaborazione di altre decine di migliaia di dipendenti part time, per un controllo davvero capillare del territorio. Questa Commissione decide, sulla base di dati burocratici, quanti bambini possono nascere ogni anno in ogni provincia e lo comunica alle sezioni locali. I funzionari locali selezionano le famiglie cui concedere nell’anno i permessi di nascita. Le donne che rimangono incinte senza tale permesso possono essere forzate ad abortire: vengono spesso arrestati i loro parenti, confiscate o distrutte le loro case e i loro averi, allo scopo di convincerle. Le sanzioni pecuniarie, comminate in aggiunta, ammontano oggi fino a dieci volte il reddito delle famiglie stesse.
TB: Quando parla di aborti forzati cosa intende dire?
RL: Aborto forzato significa che le donne sono letteralmente trascinate fuori dalle loro case, in mezzo alla strada. Possono essere segregate nelle prigioni tenute dalle Unità di Pianificazione Familiare,  e poi forzate ad abortire bambini desiderati, fino anche al nono mese di gravidanza. C’è un caso che non posso dimenticare. Una giovane incinta al settimo mese senza permesso, e perciò illegalmente, camminava per la strada: è stata presa  e trascinata via, legata ad un tavolo, forzata ad abortire. Alla fine uno dei funzionari le ha presentato il corpo del bimbo e le ha chiesto di pagare per disfarsene. Lei non aveva soldi e così glielo ha lasciato sul letto. Qui non conta essere pro o contro l’aborto libero: nessuno può essere a favore dell’aborto forzato!
TB: Conosce altri casi?
RL: Certamente, il caso di Liu Dan. Nel 2009 all’età di 21 anni, Liu Dan era al nono mese di gravidanza. Ufficiali della polizia l’hanno costretta con la forza ad andare al locale ufficio della pianificazione familiare. Lei gridava e piangeva ma i poliziotti ed  i medici l’hanno costretta ad abortire contro la sua volontà, nonostante che dagli esami del sangue risultava che lei aveva la pressione molto alta e che l’operazione sarebbe stata molto dannosa alla sua salute. Dopo l’aborto forzato la giovane donna è stata abbandonata in un letto e da sola. Preoccupato sulla situazione il fidanzato è entrato nella camera alle 3 del mattino per vederla sanguinare dagli occhi, la bocca e dal naso. Nonostante ciò la polizia si è rifiutata di chiamare l’assistenza medica. Dopo le insistenze del fidanzato e della famiglia i medici sono stati chiamati e sono arrivati per trovare Liu Dan morta vicino al suo bambino. Questi casi non sono rari in Cina.
TB: E le sterilizzazioni forzate?
RL: Dagli anni ’80 in poi la politica del figlio unico è stata anche applicata attraverso la sterilizzazione forzata.
TB: Vi sono altri problemi sociali connessi alla politica del figlio unico in Cina?
RL: Si, si stanno manifestando anche le allarmanti conseguenze pratiche di questa politica demografica, come la diminuzione della forza lavoro, l’invecchiamento  della popolazione, l’alta percentuale di suicidi delle donne. La Cina ha la percentuale più alta di suicidi delle donne nel mondo. Seconda l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) vi sono circa 500 casi di suicidi di donne in Cina al giorno. Inoltre la tradizionale preferenza per i discendenti maschi e la politica di pianificazione delle nascite, combinate insieme, incoraggiano gli infanticidi e gli abbandoni, offrendo terreno fertile alla proliferazione di comportamenti criminali come la corruzione, la schiavitù sessuale e il traffico di esseri umani, soprattutto di donne, ragazze e neonati. La tratta delle donne, in particolare, è  favorita dalla scomparsa delle figlie femmine che rende sempre più difficile  ai giovani cinesi trovare una compagna. Secondo un recente servizio dell’Associated Press, dagli ultimi dati risulta che la Cina ha almeno 37 milioni di giovani maschi in più rispetto alle femmine e si stima che questo squilibrio sia destinato a peggiorare nei prossimi anni.
TB: E’ uscito qualche libro in italiano sulla realta’ della politica del figlio unico in Cina?
RL: Si la casa editrice Guerini ha pubblicato un libro nel 2009 a cura di Harry Wu: “Strage degli Innocenti. La politica del figlio unico in Cina”. Il libro raccoglie le testimonianze e i documenti ufficiali comprovanti le crudeltà connesse alle sterilizzazioni ed agli aborti forzati. Un’eccellente fonte di informazioni e documentazione.
TB: Quello che ci racconta e’ semplicemente orribile. Ci parli delle sue attivita’.
RL: Lo scopo della mia associazione è l’abolizione dell’aborto forzato e della schiavitù sessuale in Cina. Io ho testimoniato davanti al Congresso USA, al Parlamento Europeo ed alla Casa Bianca. Sono stata anche invitata ad intervenire presso il Parlamento Britannico, il Vaticano ed il Dipartimento di Stato USA. La WRWF (Diritti delle donne senza frontiere) combatte contro le sterilizzazioni, gli aborti forzati e la schiavitù sessuale in Cina. Abbiamo tenuto conferenze stampa a Capitol Hill, alla Facoltà di legge di Harvard e alla Scuola di Diritto di Stanford. Numerose riviste e giornali internazionali come il Washington Post, il Washington Times, la rivista Glamour” si sono occupati di questi crimini contro l’umanità. Abbiamo appena lanciato una petizione on line contro gli aborti forzat in Cina (clicca qui per la petizione) e per la liberazione di Chen Guangcheng, avvocato non vedente incarcerato per essersi battuto contro le sterilizzazioni e gli aborti forzati nella provincia del Shandong (clicca qui per la petizione). Grazie al nostro lavoro e alle prove che abbiamo raccolto  il Partito Comunista Cinese non può più negare che la politica del figlio unico è realizzata con la pratica degli aborti e delle sterilizzazioni forzate  e degli infanticidi in almeno 11 Province cinesi. Adesso molti ne parlano. Abbiamo recentemente anche prodotto un breve filmato di 4 minuti sulla nostra battaglia, visibile cliccando qui.
TB: Cosa vuole dire ai nostri lettori?
RL: Basta con la violenza, fermiamo la guerra contro le donne cinesi. L’aborto forzato è la negazione di una libertà fondamentale. La politica del figlio unico del Partito Comunista Cinese causa più violenza contro le donne e le ragazze che in ogni altro paese al mondo e nella storia. Non ha importanza se siete “per la vita” or “per la scelta”. Nessuno può sostenere l’aborto forzato perchè non rappresenta scelta.  Lottate con noi!

Clicca qui per il resoconto del Congresso della Laogai Research Foundation del 7 maggio.

Redazione

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